Coraline - La recensione del nuovo film d'animazione di Henry Selick

19 giugno 2009

Arriva nelle nostre sale un nuovo contributo di Henry Selick al cinema d'animazione, ispirato da un romanzo di Neil Gaiman. Avrà un suo spazio nel mercato saturato dalla computer grafica?

Coraline - La recensione del nuovo film d'animazione di Henry Selick

Coraline e la porta magica - la recensione

Siamo un po' tutti abituati a definire Nightmare Before Christmas “un film di Tim Burton”: questo vale anche per gli appassionati che non hanno dimenticato il nome di Henry Selick, indicato come regista ufficiale di quel caposaldo dell'animazione in stop-motion. Dopo il 1993, anno delle avventure di Jack Skellington, Selick ha avviato un percorso di ricerca di un suo stile che si potesse affrancare dall'ombra burtoniana; mutatis mutandis, il percorso ricorda l'interrogazione di se stesso di Michel Gondry dopo la separazione da Charlie Kaufman.

Che l'occhio di Selick non sia rimasto umiliato dai relativi insuccessi commerciali di James e la Pesca Gigante e Monkeybone, è evidente sin dai primi minuti di Coraline e la Porta Magica, tratto dal romanzo illustrato di Neil Gaiman. Esteticamente, la sua creatività si basa ancora sulla giustapposizione di due mondi: Coraline, annoiata dalla nuova casa e dai genitori distratti, scopre una porta segreta che conduce a una versione lisergicamente idilliaca della sua vita. La differenza rispetto ai due precedenti lavori di Selick è che i livelli di realtà della vicenda non ricorrono qui all'uso linguistico combinato di cinema dal vero e animazione, ma alla sola tecnica animata, in cui il contrasto vive solo in una direzione artistica discriminante: colori vivaci (e le amate fosforescenze) per l'utopia minacciosa di Coraline, contrasti spenti per il mondo “reale”.

Va da sè che la compattezza stilistica ci guadagna, rafforzando la sospensione d'incredulità messa a repentaglio dalla più ingenua tecnica mista del demenziale Monkeybone. Come Gondry, anche Henry Selick è un visionario, con l'indubbio dono di costruire un'immagine che in combinazione con il suono tagli il traguardo della freschezza, dell'inedito e dello stupore: tre medaglie che l'autore di animazione è chiamato a vincere, soffocato tra la standardizzazione della produzione animata ad alto budget e il personale continuo sprone creativo di casa Pixar.

Rimangono invece dei problemi nel rigore narrativo: se infatti la lettura metaforica della storia è intrigante, lì dove chiede ai bambini di capire con il filtro grottesco della favola le nevrosi e i difetti del mondo adulto, le frequenti digressioni estetizzanti sui personaggi secondari non sempre sono di beneficio al ritmo, specialmente in un doppio finale che sottrae alla potenza evocativa del film la necessaria tensione.

Coraline e la porta magica non trascina mai comunque lo spettatore nella noia: essendo il primo film d'animazione in stop-motion pensato già in 3D, offre un'esperienza che è lontana da ogni altro recente 3D. Nemmeno la computer grafica riesce infatti a solleticare così l'immaginazione più istintiva del pubblico: i pupazzi fisicamente presenti sul set acquistano una vita che noi tutti da bambini avevamo proiettato sui nostri giocattoli. Selick, pur non sicurissimo come sceneggiatore, è come regista ancora uno dei migliori ciceroni nel nostro stupore infantile.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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