Confusi e felici: la recensione della commedia con Claudio Bisio

30 ottobre 2014
2.5 di 5
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La terza regia di Massimiliano Bruno cerca emotività a cui manca una rotta precisa.

Confusi e felici: la recensione della commedia con Claudio Bisio

L’idea che un gruppo di pazienti si unisca per aiutare lo psicanalista che li ha in cura è, sulla carta, un ottimo spunto per una storia divertente. Un gruppo giustamente disomogeneo composto da personaggi con spiccati tratti caricaturali e psicosi esilaranti, dallo spacciatore di imminente paternità alla ninfomane fissata con i capezzoli, dall’adulto mammone e sovrappeso alla coppia che ha perso la libido. Tutti loro, insieme alla segretaria del sopracitato analista, sono la parte comica del film, ognuno con la propria esilarante psicosi riempie il “cazzeggio” del film. Perché desiderano aiutare il loro dottore della psiche? Perché lui stesso è caduto in depressione a causa di una ragione che esilarante non è: una malattia degenerativa gli sta consumando la vista che rischia di perdere completamente in pochi mesi.

Massimiliano Bruno, regista, co-sceneggiatore e interprete di Confusi e felici, sceglie di toccare qualche corda emotiva in più rispetto ai due film precedenti. A parte le battute e lo humor disseminato in maniera prevalente, scorre costante un rivolo di amarezza per il destino della figura centrale. Lo psicanalista, interpretato da Claudio Bisio, tenta di tagliare i rapporti con tutti e si crogiola nel proprio dolore. Non è questo aspetto a compromettere la tenuta caratteriale del film, forte di una doppia anima piuttosto equilibrata. Il problema principale della sceneggiature è l’assenza di una storia, di quell’obiettivo che il protagonista deve avere se parte a A per arrivare a C passando per B. E l’assenza di una storia produce spesso un effetto tragico: la noia.

Dopo il punto di svolta rappresentato dalla scoperta della malattia, niente accade più. Confusi e felici diventa un insieme di situazioni in cui i pazienti, tra faccende personali da sbrigare per la loro salute mentale, creano momenti di svago per il depresso psicanalista, il quale un po’ abbocca, un po’ no. Restando apprezzabile l’intento (e in parte il risultato) del regista di elevare la risata accostandola alle emozioni e alle riflessioni sull'importanza dell'amicizia, si sente la mancanza di un percorso significativo da parte di cui colui attorno al quale ruota l’intero film con i suoi numerosi personaggi.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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