Come ti spaccio la famiglia - la recensione del film con Jennifer Aniston

12 settembre 2013
3 di 5

Una finta famiglia nei guai

Come ti spaccio la famiglia - la recensione del film con Jennifer Aniston

Per un'imperdonabile ingenuità lo spacciatore di marijuana David Clark (Jason Sudeikis) si fa rubare un'ingente somma. Poco male: il suo fornitore Brad lo perdonerà se si occuperà di contrabbandare un carico di droga dal Messico. David decide che l'unica maniera di farlo è spacciarsi per padre di famiglia, creata coinvolgendo la spogliarellista Rose (Jennifer Aniston), la disadattata ragazza Casey (Emma Roberts) e il diciottenne vergine e tonto Kenny (Will Poulter). Ma come potranno quattro relitti sociali dare vita a un idilliaco quadretto?

Letta così, la trama di Come ti spaccio la famiglia potrebbe anche essere alla base di un certo cinema indipendente alla Little Miss Sunshine: ironia sul mito americano, un pizzico di provocazione e personaggi ai quali affezionarsi. Non si può dire che sia così, ma l'equivoco è eloquente.
Il film di Rawson Marshall Thurber (Palle al balzo) è infatti un esponente della comicità americana "sotto la cintura", che ha tra i suoi alfieri Judd Apatow (almeno in alcuni aspetti) o il Todd Phillips della trilogia di Una notte da leoni, dal quale peraltro proviene Ed Helms, qui interprete del boss. Prima ancora si potrebbero ricordare i primi Farrelly di Tutti pazzi per Mary, anche se qui c'è meno interesse per lo slapstick.

Il registro umoristico di queste commedie è caratterizzato da sceneggiature piuttosto curate nella definizione dei personaggi, immerse in dialoghi e gag estremi che usano con consapevolezza la volgarità come cifra espressiva: la professionalità della scrittura e delle interpretazioni può conquistarci, per poi metterci di fronte a prove di coraggio.
In questo caso possiamo citare: il rischio di una fellatio per corrompere un poliziotto sovrappeso, una disquisizione su una vagina troppo larga e non sufficientemente capiente, un dettaglio (!) di genitali maschili devastati da una reazione allergica, uno strip sin troppo serio (e quindi del tutto gratuito) di Jennifer Aniston. Politicamente scorretto? Col freno a mano tirato, perché in fondo David spaccia solo marijuana (e non agli adolescenti), Rose si spoglia ma si rifiuta di andare a letto coi clienti, Casey ha bisogno di una mamma, Kenny più che scemo è solo un cuore d'oro.

Ci permettiamo quindi di respingere la tentazione: considerare coraggiosa la tendenza esistenzial-scatologica di una certa commedia americana è forse troppo, ma bisogna ammetterne l'efficacia tecnica e la professionalità, con un solo rimprovero ai tempi un po' dilatati della seconda metà.
Se avete lo stomaco forte, vi accorgerete che l'epopea di David e dei suoi disadattati è costruita su una vera volontà narrativa e non su una barzelletta.




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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