Come l'acqua per gli elefanti - la recensione del film

03 maggio 2011
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Come l'acqua per gli elefanti è la storia di una (seconda) occasione e di un viaggio all-inclusive che ha un prezzo alto, ma trattabile.

Come l'acqua per gli elefanti -  la recensione del film

Come l'acqua per gli elefanti - la recensione del film


Le occasioni, si sa, sono treni da prendere in corsa. Perdere le coordinate, sbagliare direzione o incappare in compagni di viaggio strampalati e non proprio accomodanti, sono rischi compresi nel biglietto di sola andata. Come l’acqua per gli elefanti è – appunto - la storia di una (seconda) occasione e di un viaggio all-inclusive che ha un prezzo alto, ma trattabile.

Jacob Jankowski (Robert Pattinson) viaggia leggero. Ad un passo dalla laurea in veterinaria, ha infatti appena perso tutto: genitori, speranze, casa, sogni. La maniglia a cui si aggrappa per caso e per destino è quella del treno del Benzini Brothers Circus, una strampalata combriccola di imbonitori, mangiatori di fuoco, donne cannone e animali esotici tra i quali scoprirà i pericoli di un luogo sospeso, ma pur sempre abitabile. Il racconto di questa turbolenta redenzione è affidato al lungo flash back di un Jacob, ora novantenne (Hal Holbrook), che ripercorre con la mente le acrobazie del suo numero più rischioso: l’amore per Marlena (Reese Witherspoon). Un amore proibito, perché si dà il caso che lei sia la moglie del sadico direttore del circo (Christoph Waltz), oltreché inarrivabile vedette dello show.

Dopo Constantine, Io sono leggenda e una lunga carriera da regista di videoclip (ha all’attivo, fra le altre, collaborazioni con Britney Spears, Janet Jackson e Lady Gaga), Francis Lawrence abbandona i super-uomini e le pop-star e imbocca la strada del romance adattando per il grande schermo "Acqua agli elefanti", best-seller di Sara Gruen già pluristampato in America (edito in Italia da Neri Pozza). Siamo nel periodo più buio e più fertile dell'America del Novecento, la Grande Depressione degli anni Trenta: quelli della radio, del musical, del circo, dei grandi venditori di fughe e evasioni. Ma Come l’acqua per gli elefanti non è un film storico, né tantomeno un film sulle eccentriche dinamiche di un tendone itinerante. L’accurata ricostruzione scenografica, musicale e l’uso di costumi originali dell’epoca, non riescono a far uscire la storia da un folkloristico non-luogo che fa solo da sfondo al tormentoso triangolo lui-lei-l’altro. Forse anche perché – nel caso specifico - lui, lei e l’altro sono nell’ordine due premi Oscar e il numero uno tra gli idoli delle teenager (diciamo over10/under 50?) di tutto il mondo. Un terzetto ingombrante.

Nei suoi primi tre giorni di vita americani il film ha incassato più di 16 milioni di dollari, posizionandosi al terzo gradino della classifica box office. C’è da dire che la presenza di un cast del genere ha sicuramente il suo peso. E poi, cosa non da poco, per qualche milione di fan della Twilight Saga, questo è l’ennesimo “nuovo film con Robert Pattinson”. Nonostante i tentativi di rivelarsi con un ruolo post-vampiro, il “povero” Edward Cullen si trova – ahinoi - al centro dell’ennesimo ménage à trois e in più  - ironia della sorte -  interpreta un personaggio che porta il nome del suo eterno rivale nella saga, Jacob. Tuttavia, e forse proprio per questo, l’impressione è che si trovi del tutto a suo agio in un ruolo per lui comodo e familiare: quello dell’innamorato DOC.  Solo che stavolta a spalleggiare l’intrepida conquista della lei di turno, non sarà un branco di lupi vampiro-friendly, ma la ben più ingombrante elefantessa Rosie: quattro tonnellate per 2,75 metri di altezza.

Come l’acqua per gli elefanti, dicevamo, non è un film sul circo, ma ci racconta del più grande spettacolo mai messo in scena: l’amore. Quello inconfessato, atteso e alla fine conquistato. L’unico. Come dire, la storia di quell’occasione che se non sei capace di afferrare al volo, non torna più. Accomodatevi pure su questo treno e in tutto questo godetevi il Viaggio, o Vita, che dir si voglia.



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