Come ammazzare il capo ...e vivere felici - la recensione

22 luglio 2011
3 di 5

Una spassosa commedia che regala a tre grandi stelle del cinema un’occasione per divertirsi e divertire.

Come ammazzare il capo ...e vivere felici - la recensione

Come ammazzare il capo ...e vivere felici - la recensione

Avere un capo insopportabile è un dramma che accomuna molte persone. Tra le seguenti, ognuno può trovare la qualità in cui il proprio incubo di lavoro eccelle: prepotenza, arroganza, inettitudine, molestia verbale e/o sessuale, incompetenza, egocentrismo cronico, doppiogiochismo, vigliaccheria, perfidia. Questi nemici delle 9-18 potrebbero essere lasciati al proprio destino se non esercitassero un’autorità su altre persone, non necessariamente un abuso di potere, ma un’autorità che non hanno la stoffa di vestire. Non solo il traffico, i mezzi pubblici, una notte in bianco, una colazione ingurgitata troppo rapidamente, il desiderio che mai si avvererà di ricevere dal proprio medico una prescrizione per un completo recupero posturale alle Maldive sono buoni motivi per arrivare irritati sul posto di lavoro. L’esasperazione si raggiunge prima della pausa pranzo a causa sua, di un boss che nuoce gravemente alla salute.

Quattrocento anni fa Shakespeare metteva in bocca al suo personaggio più famoso queste parole: “chi sopporterebbe le sferzate e le irrisioni del tempo, i torti dell'oppressore, le offese dei superbi, […] i ritardi della legge, l'insolenza dei potenti, gli scherni che il meritevole pazientemente subisce dagli indegni, potendo trovare pace da se stesso con la semplice lama di un pugnale?”. Con quella lama Amleto meditava il suicidio, ma un’altra soluzione da considerare sarebbe invece quella di togliere la vita all’oppressore. Niente oppressore, nessuna oppressione. Horrible Bosses è il titolo originale di questa brillante commedia in cui tre amici sono vessati dai rispettivi capi. Dimettersi non se lo possono permettere e dunque a mali estremi, estremi rimedi.

Ci vuole una consulenza però, non si nasce assassini. Dopo un’introduzione delle situazioni individuali il film vira con fermezza sul comico nella scena dell’incontro con Jamie Foxx. Lui è il “consulente” che grazie ai suoi trascorsi nella malavita suggerisce a pagamento ottimi consigli per il delitto perfetto. Per depistare indagini e allontanare sospetti, per esempio, è bene che ognuno uccida il boss dell’altro. Un direttore d’azienda sadico e megalomane che nomina vicedirettore se stesso, un’odontotecnica molestatrice sessuale (che il suo assistente molestato la respinga è l’unico aspetto paradossale del film) e un viscido e cocainomane capufficio che insulta gratuitamente i suoi impiegati. Senza di loro la vita dei tre protagonisti sarebbe facile e felice.

In Come ammazzare il capo …e vivere felici Jason Bateman e i due comici molto noti negli USA, Charlie Day e Jason Sudeikis, riescono a rendere fluida e quasi credibile l’idiozia dei loro personaggi. Mettersi in gioco in un film che vuole essere esilarante ma non demenziale, non sempre produce i risultati sperati. Loro si amalgamano bene, invece, sembrano davvero quegli amici che stanno per fare non “una” ma “la” cazzata. Parte del merito va a Seth Gordon, quarto e invisibile amico nonché regista e dunque loro capo sul set. Oltre a questo, si aggiungono le irresistibili performance molto sopra le righe per i loro standard dei tre boss, Kevin Spacey, Jennifer Aniston e Colin Farrell, rispettivamente psicopatico, maniaca e depravato. Un’ultima riga la merita la Aniston che interpreta una dentista ninfomane, sexy come mai prima d’ora. Un’interpretazione che alimenterà i sogni erotici del pubblico maschile.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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