Colpo di fulmine - la recensione della commedia con Jim Carrey

01 aprile 2010

Dopo aver firmato le sceneggiature di Come cani e gatti, Babbo bastardo e Bad News Bears, Glenn Ficarra e John Requa esordiscono nella regia. Il risultato è ambiguo: una storia d'amore camuffata da vicenda di truffa o viceversa?

Colpo di fulmine - la recensione della commedia con Jim Carrey

Colpo di fulmine - la recensione

La credibilità, al cinema come nella vita, è spesso questione di dettagli e sfumature. Di toni.

Se lo Steven Russell protagonista di Colpo di fulmine – il genio della truffa (pessimo titolo italiano di I Love You Phillip Morris: problemi di crociate antifumo o pregiudizi omofobici?) riesce a fare e far fare agli altri praticamente quel che vuole, è perché si presenta con affabile sicurezza, determinazione, simpatica faccia tosta. Glenn Ficarra e John Requa provano a fare la stessa cosa, al loro esordio dietro la macchina da presa: ma quel che riesce al personaggio interpretato da Jim Carrey sfugge ai registi. Il risultato è un film che tenta di accumulare tanti strati e personalità quante sono le “vite” e le “carriere” di Russell, ma che risulta costantemente costruito e artificioso.

Questione di toni, si diceva. Perché pur cercando di fare riferimento e tesoro delle loro passate esperienze di sceneggiatori (compresa quella dello scorrettissimo e riuscito umorismo di Babbo bastardo), Ficarra e Requa sembrano un po’ in difficoltà nel passaggio alla regia: e non è solo l’ansia di accumulo di temi e situazioni che non convince in un film come Colpo di fulmine. Raccontare una storia che è allo stesso tempo d’amore, di truffe e raggiri, un microspaccato di vita carceraria, e non si risparmia nemmeno qualche accenno malinconico all’epidemia di AIDS che ha ucciso tante persone, è sicuramente possibile. Richiede perché non solo siano azzeccati i toni dei singoli aspetti, ma che questi non si mescolino a formare un insieme cacofonico e disarticolato; e, al contrario, siano accordati tra di loro in maniera il più possibile armonica.

Tutto questo, in Colpo di fulmine, non accade. Il collante cercato ed utilizzato dai due registi e sceneggiatori per cercare di dare coesione al loro materiale è primariamente quello di una leggerezza sarcastica e di uno sberleffo malinconico che però vanno quasi costantemente sopra le righe, spingendo troppo spesso la narrazione nei territori della farsa caricaturale. Esagerata per le questioni di truffa (lo Spielberg di Prova a prendermi e persino il Soderbergh di The Informant sono ben lontani), figuriamoci per quelle più serie come un grande amore. Raccontato peraltro con e per approssimazione, senza mai raggiungere l’efficacia desiderata. Perché il Phillip Morris di Ewan McGregor non va mai oltre una bidimensionalità macchiettistica e lo Steven di Jim Carrey (bravo ma fuori controllo) risulta alla fine un uomo incapace di avere una vera personalità, un’identità unitaria, una devozione sincera. E alla fine a rimanere impressa è la Debbie interpretata dalla sempre efficace Leslie Mann.

Ma chissà che non siano state le traversie produttive e distributive che il film ha avuto ad imporre al montaggio disarticolazioni che hanno penalizzato il risultato complessivo.

Colpo di fulmine - Il mago della truffa
Il trailer del film con Jim Carrey e Ewan McGregor


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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