Cold in July - la recensione del thriller tratto da Lansdale

24 novembre 2014
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Una storia fra tensione e black comedy nel Texas di fine anni '80

Cold in July - la recensione del thriller tratto da Lansdale

Texas, 1989. Ronald Reagan ha appena lasciato la presidenza degli Stati Uniti dopo aver imposto la sua impronta decisa alla società. Niente di strano quindi che, quando una notte un uomo sente dei rumori in casa e fredda sul colpo un ladro intrufolatosi in casa, la polizia locale e un po’ tutti nel paese si complimentano, quasi avesse pescato una trota gigante. Il caso è subito gestito con la leggerezza di un angolo di mondo in cui la pistola è sacra e la legittima difesa consente addirittura di evitare ogni ulteriore indagine. Un paio di firme e il caso è chiuso. Niente processo.

È solo l’inizio di Cold in July, adattamento di un romanzo di Joe R. Lansdale noto da noi come "Freddo a luglio".

Il problema è che il padre del defunto vuole vendetta. I due finiranno a confrontarsi scoprendo che non tutto è trasparente nella gestione del caso da parte della polizia. Il film di Jim Mickle è un esempio di intelligente rielaborazione di un romanzo; senza riproporre ogni sfumatura della trama, ma catturandone lo spirito in pieno. Mickle, come Lansdale, ama variare e Cold in July rappresenta la sintetizzazione in una storia di molti dei generi affrontati da Lansdale nei suoi libri. Una staffetta intelligente, che permette un nuovo slancio costante rinnovando interesse nello spettatore, senza stonare. Merito anche di un cast notevole, in cui ogni personaggio, e le caratteristiche di ogni attore, rappresentano idealmente un genere diverso.

Abbiamo la dimestichezza con il thriller dell’ex Dexter, un convincente Michael C. Hall, il carisma western di Sam Shepard e il poliziesco con ironia dell'investigatore privato Don Johnson. Un terzetto che si ritroverà unito dal destino, ognuno con una personale idea etica a guidarlo. Quasi un incubo che interrompe la routine del protagonista e di notte appare come un mostro cattivo nel suo salotto di casa mentre dorme con la sua famiglia. Prima di tornare a letto, di risvegliarsi dall’incubo, dovrà scandagliare nelle paure più ataviche dell’animo umano, specie in Texas, terra di pionieri armati alla difesa della proprietà e dei propri cari.

Mickle, classe 1979, è uno dei giovani più poliedrici registi indie, abile tessitore di trame di genere, che in Cold of July realizza un viaggio pienamente soddisfacente nell’immaginario texano, con tre attori che emergono come i volti dei presidenti sul Monte Rushmore, seduti su un pick-up, pronti a intervenire per risolvere nodi irrisolti, per colmare un vuoto, per sentirsi migliori. Il nostro consiglio è di seguirli e vedere dove vanno a finire.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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