Cicogne in missione: la recensione del film d'animazione Warner

17 ottobre 2016
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Scritto e diretto da Nicholas Stoller, è una demenziale fiaba sulla nascita.

Cicogne in missione: la recensione del film d'animazione Warner

Da qualche tempo, le cicogne non consegnano più bambini. Si sono riconvertite alla spedizione rapida di acquisti su internet. Quando sulla terra un bambino decide di chieder loro un fratellino, in barba alla modernità, un antico processo viene reinnestato, travolgendo il destino dell'ambiziosa cicogna Junior e della ragazza Tulip: ormai diciottenne, quest'ultima non fu mai consegnata ai genitori che l'attendevano quando ancora l'azienda funzionava alla vecchia maniera, ed è rimasta lì dalle cicogne, come aspirante volatile corriere.

Nonostante sia codiretto dall'ex-Pixar Doug Sweetland, forse per assicurare la giusta dose di visionarietà animata, il nuovo film animato Warner Cicogne in missione, è in sceneggiatura e regia un parto della mente di Nicholas Stoller, autore di lavori non esattamente per tutta la famiglia: Cattivi vicini e Non mi scaricare. Non aspettatevi però materiale politicamente scorretto, tutt'altro: Cicogne in missione è uno sguardo di rimprovero alla società odierna, con un deciso invito ad abbracciare la procreazione (e forse anche l'adozione). Concentrandosi sui contenuti, al di là della propria vicinanza ad essi, bisogna ammettere che il film ha le idee chiare: il carrierismo, i beni materiali che sostituiscono le responsabilità, il cinismo e la fretta (nella vita come in un lavoro portato avanti anaffettivamente). Per Stoller sono tutti ostacoli che inibiscono il desiderio di popolare il pianeta: non è solo un rimbrotto stile fertility day, perché qui si parla addirittura di una prole numerosa, nella vicenda persino il figlio unico è un limite che andrebbe superato.

Non di soli contenuti può vivere un film, tuttavia, e Cicogne in missione soffre di una messa in scena e di un registro che ne disperdono le intenzioni poetiche. Parliamo di bambini e neonati, siamo d'accordo, ma le caratterizzazioni di tutti i personaggi, ivi compresi Junior e Tulip, sono superinfantili, chiassose e cabarettistiche: "E' un cartone animato" – si dirà – ma il senso della misura dovrebbe valere per l'animazione così come per il cinema dal vero. Cicogne in missione insegue la tenerezza come un poeta che tentasse di declamare i suoi versi bevendo Coca Cola con l'aspirina, con continue divagazioni isteriche (a volte anche divertenti, a volte piatte, come per il personaggio del piccione Toady). L'animazione, peraltro eccellente, è condotta con spirito slapstick forse più adatto alle gag mute di un corto come Presto, col quale Sweetland sfiorò l'Oscar: sui dialoghi a raffica risulta piuttosto saturante.

Quando gli elementi narrativi e tematici, come si diceva molto a fuoco, convergono in un finale che vorrebbe essere toccante, è questa impronta caotica che inibisce la dolcezza evocata: i protagonisti sono per metà schegge impazzite e per metà personaggi. Fossero stati personaggi a tutto tondo, l'originalità della premessa avrebbe potuto generare dibattito e poesia, e non solo sincere intenzioni.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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