Chronic: recensione del film di Michel Franco con Tim Roth in concorso al Festival di Cannes

22 maggio 2015
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Chronic: recensione del film di Michel Franco con Tim Roth in concorso al Festival di Cannes

Chronic: recensione del film di Michel Franco con Tim Roth in concorso al Festival di Cannes

Gelido, rigido come la morte. È così Chronic, nuovo lavoro del Michel Franco che nel 2012 vinse il Certain Regard di Cannes con Después de Lucía: e con tutta probabilità non è così per caso, dato che – alla fine dei conti – è proprio la morte l'oggetto d'indagine primario del film, il suo tema principale.

Tim Roth, sotto la cui maschera immota e un po' depressa cova sempre una dolorosa irrequietezza, con la morte ci lavora. O meglio: lavora con la malattia, ma spesso le due cose coincidono. È un infermiere che cura pazienti a domicilio, che assiste malate terminali di Aids o di tumore, architetti reduci da ictus, adolescenti in sedia a rotelle; attento e professionale, ma con qualcosa dentro che lo spinge a un'empatia umana forse eccessiva, o forse no, ma comunque inaspettata. A un'identificazione che rivela un fantasma mai scomparso.

Chronic sembra all'inizio avere proprio quest'empatia, al centro della sua osservazione, farla stridere e risaltare con la distanza messa in campo invece dai familiari dei malati, terrorizzati dal fetore di un trapasso imminente, dal disagio, dalla voglia di rimuovere.
Eppure, capiremo, l'agire del David di Roth, il suo rispetto compassionevole e la sua dedizione, nascono anche in lui proprio dal tentativo di esorcizzare una morte che, in passato, ha conosciuto troppo da vicino, e in maniera troppo controversa.

Controverso è anche lo sguardo iperautoriale e oggettivante di Franco, che prosciuga il film da ogni emozione indotta ma che risulta essere più manipolatorio di chi costruisce sopra una retorica esplicita.
Il regista messicano spinge fino in fondo, e la distanza si trasforma in vicinanza, come l'empatia di David si tramuta sempre in eccessiva identificazione, fino a un finale a effetto non del tutto inaspettato che cortocircuita il legame inevitabile con la morte.
Che è immanente, che è sempre presente, che sta sottopelle non solo per le nostre esperienze, per le malattie, per i contatti con essa, ma perché presente con noi fin dal primo giorno della nostra vita.

Tim Roth convince, è carico di umanità e di calde vulnerabilità. Chronic, così controllato, così funzionalista, così raggelato, trasforma invece la sua superficie impeccabile nella sua vulnerabilità più grande, e ci appare finto e pretestuoso.


 

Chronic
Clip del film, versione originale


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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