Chiamate un dottore!: recensione della commedia tutta in una notte con Michel Blanc

09 settembre 2020
3.5 di 5
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Il terzo film di Tristan Séguéla Chiamate un dottore! è una commedia non a grana grossa che celebra l’amicizia con delicatezza e che ha in Michel Blanc e Hakim Jemili due ottimi protagonisti.

Chiamate un dottore!: recensione della commedia tutta in una notte con Michel Blanc

C'è chi, la notte di Natale, riceve la visita dei fantasmi dei natali passati e comincia a guardare il mondo quasi con occhiali colorati di rosa (ed è il Signor Scrooge di Racconto di Natale di Dickens) e chi rompe la corazza di cinismo che lo protegge dai sentimenti e dalle debolezze grazie a un fortunato incontro, ed è il medico Serge Mamou Mani di Chiamate un dottore! Serge è la perfetta incarnazione di una certa solitudine maschile e visita a domicilio pazienti segnalati dalla sensuale voce di Chantal Lauby, che fa un po’ il verso al computer che Scarlett Johansson fa parlare in Her. Serge ha il vizio dell'alcool, rischia di essere radiato dall'albo dei medici e per una serie di circostanze si imbatte in un runner di nome Malek che dovrà curare i malati al posto suo. Siamo dunque nel territorio del buddy-movie, della storia di una strana coppia e dello scambio di identità, elementi che in un film di intrattenimento permettono di catturare immediatamente l'attenzione del pubblico. In più, nel terzo lungometraggio di Tristan Séguéla c'è il tentativo (riuscito) di condensare la vicenda in poche ore, come accadeva ad esempio in Fuori orario di Martin Scorsese, e quindi di tenere un buon passo non esagerando con i dialoghi di cui il cinema francese è troppe volte infarcito e definendo i personaggi attraverso le loro azioni e le conseguenze più o meno buffe delle loro differenze sociali, professionali e generazionali.

Da una parte il regista mette la malinconia, l'immutabilità di una vita segnata da un profondo dolore e un'irrequieta rassegnazione di fronte a un mondo stupido e superficiale. Dall'altra, invece, pone i disagi ma anche l'arte di arrangiarsi di chi ha poco più di 20 anni e ha rinunciato ai propri sogni o semplicemente li ha messi da parte, senza lamentarsi, per poter mangiare e avere un tetto. Ovviamente è nel mezzo che sta la condizione ideale, il superamento del male di vivere e il raggiungimento di una dignità che è parzialmente legata al lavoro. E "nel mezzo" si colloca anche il tono di Chiamate un dottore!, che, al di là di un paio di scene, non cede mai alla grassa risata o a un umorismo a grana grossa. No, anche se Malek rischia più volte di combinare un disastro e maneggia goffamente stetoscopio e termometro, sembra che le comiche conseguenze delle sue azioni interessino fino a un certo punto al regista, che mette sì i suoi personaggi in situazioni scomode, ma preferisce più spesso osservarli mentre gettano le fondamenta per il cambiamento.

Procede a piccoli passi Chiamate un dottore!, e si affida alle mille sfumature di un attore come Michel Blanc e alla freschezza dello stand-up comedian e youtuber Hakim Jemili, qui al primo film. Cooperando loro malgrado, il dottore senza gamba e il dottore senza bici che rispettivamente interpretano ci fanno capire l’importanza di una virtù rara come l'empatia non solo nel mestiere del medico ma nella vita in generale, dando anche una stoccata ai Pronto Soccorso degli ospedali dove si aspetta invano o comunque si aspetta troppo prima di essere curati. E siccome nella nostra storia tutto accade di notte e la notte è il tempo del silenzio, ciò che viene detto e fatto acquista maggiore rilevanza e i legami diventano più stretti, fino a una conclusione che celebra una rinata speranza.

C'è un altro personaggio importantissimo in Chiamate un dottore!: Parigi. Forse solo chi la conosce bene potrà cogliere ogni singola sottigliezza del racconto, ma la capitale francese può anche funzionare qui come un piccolo teatro in cui va scena il grande spettacolo del mondo, un mondo popolato di bobos un po' stupidotti o furbastri, ricchi signori pieni di manie e imbalsamati come la collezione di animali di Norman Bates, persone comuni tutto sommato sane di mente e povera gente che si è incamminata su un sentiero irto di difficoltà e fiancheggiato da indifferenza. Serge e Malek forse non appartengono a nessuno di questi universi. Li sfiorano e li trascendono, e anche se il secondo arriva dalla banlieue, sono unici nelle loro particolarità e nello stesso tempo archetipici come i personaggi di una commedia di Molière o un romanzo di Voltaire. Ognuno rappresenta vizi e atteggiamenti che ben conosciamo, ma che tuttavia svaniscono come una nebbia mattutina quando si fa strada la possibilità di un'amicizia o comunque di una condivisione.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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