Chesil Beach Recensione

Titolo originale: On Chesil Beach

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Chesil Beach: recensione del film con Saoirse Ronan dal romanzo di Ian McEwan

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Chesil Beach: recensione del film con Saoirse Ronan dal romanzo di Ian McEwan

E’ nel vestito turchese indossato dalla Florence di Saoirse Ronan nel giorno del matrimonio, e che campeggia sul manifesto ufficiale del film, che è racchiuso il significato più profondo di Chesil Beach, adattamento dell'omonimo romanzo di Ian McEwan da lui stesso sceneggiato e generosamente offerto al regista teatrale - e di alcuni episodi di The Hollow Crown - Dominic Cooke.
Quel colore, più che quel modello così casto e "bon ton", lo avrebbe potuto portare Julianne Moore in Lontano dal Paradiso, che era ambientato negli anni '50. Ma qui siamo nel '62, e nel '62 il turchese, così come il giallo limone e le fantasie a fiori, significavano pudore, repressione e condizionamenti familiari, insomma un universo quasi edwardiano.

Mancava solamente un anno all'uscita dell’album "Please Please Me" e quindi allo scoppio della Beatlemania e alla rivoluzione sessuale, ma l'Inghilterra era ancora un ricettacolo di tabù, regole da rispettare, convenzioni da seguire. L'intelligenza del romanzo di partenza, come pure del film, sta nell'essere riuscito a fotografarla e raccontarla con precisone da entomologo e contemporaneamente con struggente poesia, in un melò nel quale i sentimenti, prima di esplodere, implodono, imbottigliati nelle anime di personaggi che sembrano bambini perduti nel bosco e che a loro volta diventano prigionieri di una striscia di mare e di sassi e di un lembo di cielo, gatto sbilenco lui e bambolina quasi meccanica lei.

O forse, più che abbracciare il melodramma, Chesil Beach è semplicemente un uragano di dolore per immagini, la trepidante cronaca di un goffo tentativo di consumare un matrimonio con tutto l'imbarazzo del caso. Ma non solo. Al pranzo e al pomeriggio in hotel di Florence ed Edward, spaesati e angosciati da zip che si incastrano, calze che minacciano di smagliarsi e ciocche capelli involontariamente tirate, regista e sceneggiatore hanno voluto alternare flashback che illustrano la loro storia d'amore: felice, spensierata ma, a ben guardare, attraversata da un'inquietudine che nel presente diventa inesorabile angoscia. Fortunatamente, l'alternanza dei piani temporali non porta a un calo né a un'interruzione della tensione, al contrario la accresce, mentre Cooke, insieme all'ottimo direttore della fotografia Sean Bobbit, "si diverte" a opporre tre universi distinti: l'asettica dimora di Florence e famiglia, la casa disordinata e bohemienne del ragazzo povero Edward e l'albergo, dove regna sovrana l'estetica del dettaglio: pugni serrati, mani che accarezzano e afferrano, piedi stretti in simil-ballerine che battono sul pavimento, e ancora posate, un copriletto, uno specchio. Il regista si concede giustamente il lusso di indugiare su questi particolari e fa sì che la lentezza del racconto cinematografico si trasformi in ulteriore elemento di trepidazione. Lui che è figlio di un montatore, non sceglie un ritmo veloce suggerito dai tagli, ma gira lunghe sequenze che l'impeccabile gioco degli attori (insieme al momento decisivo esplorato) rendono mosse e magnetiche. L'effetto è portentoso.

E non c’entra niente il voyeurismo. Il sesso, in Chesil Beach, è solo un fiume che porta al mare della modernità ma che gli sposini novelli faticano a guadare, e via via che del passato emergono nuovi aspetti, capiamo perché. Capiamo che alla pressione del proprio ambiente di provenienza non si sfugge, e nemmeno alla propria rabbia e all’orgoglio ferito. E che c'è stata un'epoca nella quale una donna non poteva dire "no, grazie" e optare per la castità, riconciliandosi serenamente con il proprio corpo. I corpi sono ben presenti in Chesil Beach, ma sono in lotta, e la battaglia si combatte anche fra cuore e corpo, sempre più fuori sync, sempre più agitato il primo e paralizzato il secondo.

E poi, come tanto piace a McEwan e piace anche a noi, ci sono quelle decisioni prese in un attimo che cambiano per sempre i destini di una persona e di una coppia, nel bene come nel male. Ma forse, quando arriva il momento della grande scelta, il film diviene furbetto ricattatorio, ricattatorio ma non inverosimile, perché le storie d’amore tristi più belle sono quelle costellate di non detti e "se solo avessi". Ignoriamo come sarebbe stata la prima notte di nozze di Edward e Florence se l'avessero affrontata da ragazzi più che da adulti per forza, né se avessero aspettato 12 mesi per convolare a nozze, lasciandosi così influenzare da una diversa air du temps. Ciò che però sappiamo è che le scene ambientate negli anni Settanta e nel presente, che pure sono necessarie perché "chiudono il cerchio", sarebbe stato meglio affidarle a un'equipe di truccatori più esperti, lasciando magari qualcosa all'immaginazione.

Chesil Beach
Il Trailer Italiano Ufficiale del film - HD
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Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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