Cherchez Hortense - la recensione del film di Pascal Bonitzer

01 settembre 2012
3.5 di 5

Francese al 100% senza la sostanza irritante che molti francesi portano con sé, il film di Bonitzer è una commedia intelligente con un congegno narrativo perfetto ma non meccanico



Critico cinematografico prestatosi al cinema come sceneggiatore prima e regista poi, Pascal Bonitzer, con Cherchez Hortense, firma un film dai molteplici vertici, dai tanti aspetti, dalle mille sfumature.
Un film che, nel suo mescolare la commedia degli equivoci con quella romantica, la farsa con il dramma esistenziale o sociale, pare cercare di superare il fastidio per le etichette e le regole che i suoi protagonisti, direttamente o meno, raccontano.

Che Cherchez Hortense sia una commedia, però, non c’è dubbio. Una commedia divertente e caustica, capace di toccare corde delicate e questioni spinose tenendo sempre sul volto un sorriso amaro e mai isterico che è quello del suo protagonista, Jean-Pierre Bacrì.
Nucleo forte della narrazione, attorno al quale orbitano gli altri protagonisti della storia e della sua vita, Bacrì è impeccabile nell’interpretazione di un uomo cui il caso e le coincidenze regalano la possibilità di un bilancio esistenziale difficile, che comprende i rapporti familiari, sentimentali, amicali.
In un contesto come questo, la possibilità di un nuovo amore non è facile soluzione narrativa o stereotipata sdolcinatura, ma per lui la chance (da sempre auspicata) di un cambio di prospettiva radicale. Tanto quanto la differenza tra la cultura occidentale e quella orientale che il personaggio di Bacrì insegna a manager e affaristi desiderosi di affermarsi in quello che, forse, sarà il nuovo Occidente per rilevanza economica e, appunto, culturale.

Parlando di perdita di senso di etichette e di ribaltamento di prospettive e confini, colpisce poi l’abilità con la quale Bonitzer tratta, nella sottotrama relativa al personaggio di Isabelle Carré (la Possibilità di Bacrì) il tema politicamente spinoso dell’immigrazione, delle radici, di una spinta propulsiva che non dimentichi il punto di partenza.
Un’abilità che è la stessa con cui viene tenuto insieme un film dall’equilibrio delicato, potenzialmente esploso e sfilacciato e invece compatto e preciso. Brillante senza esagerazioni, agro senza essere cupo, colto senza ostentazione, Cherchez Hortense è un film costruito su un meccanismo narrativo pressoché perfetto ma mai meccanico o freddo.


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  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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