Che fare quando il mondo è in fiamme? Recensione

Titolo originale: What You Gonna Do When the World's on Fire?

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Che fare quando il mondo è in fiamme?: recensione del film di Roberto Minervini in concorso al Festival di Venezia 2018

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Che fare quando il mondo è in fiamme?: recensione del film di Roberto Minervini in concorso al Festival di Venezia 2018

Roberto Minervini continua a fare il regista italiano che va alla scoperta dell’America: non di quella conosciuta, ma di quella profonda e marginale, di quell’America che gli aveva permesso, tramite la sua conoscenza, di prevedere con facilità l’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Donald Trump.
Anche in What You Gonna Do When the World's on Fire? l’approccio del regista è sempre lo stesso: osservazione e registrazione -questa volta di una comunità afroamericana dei quartieri più periferici di New Orleans- e la riproposizione al pubblico attraverso un montaggio che renda scorrevoli e narrative le immagini, le vite dei protagonisti che ha voluto selezionare.
A differenza però di quanto avveniva nei suoi lavori precedenti, Minervini qui sembra voler essere meno illustrativo, meno autore di un affresco che restituisca l’atmosfera più che una vera e propria storia: e sicuramente l’aver lavorato su un tema politicamente così preciso e definito, come la discriminazione e la violenza subita dai neri in America, lo ha aiutato ad essere più strutturato, e più coinvolgente.

Razzismo, classismo e sessismo. Sono queste le cose che i neri e le nere americane devono combattere ogni giorno della loro vita, come ricorda un membro delle rinate Black Panthers, che, insieme con una donna che cerca con fatica di mandare avanti un bar e di due ragazzini che vogliono tenersi lontani dai guai, sono le principali protagoniste di What You Gonna Do When the World's on Fire?. E razzismo, classismo e sessismo sono ciò che Minervini racconta, oltre alla violenza e alla sofferenza, adottando lo sguardo e le parole partigiane della comunità che mette sullo schermo.

C’è molto James Baldwin, e anche molto Ta-Nehisi Coates, nel film di Minervini. C’è la coscienza e la consapevolezza di una razza che non ha mai smesso di essere oggetto di sfruttamento, discriminazione e violenza dai tempi dello schiavismo, e che dopo l’infrangersi del Sogno degli anni Sessanta, dopo la morte del Reverendo King, e di Malcolm X, ha visto rimontare ciò che con fatica si era provato a debellare.
Lo sanno bene, con diversi livelli di coscienza politica, tutti i protagonisti di What You Gonna Do When the World's on Fire?, e non solo le Black Panthers che gridano “Black Power!”, mentre i bianchi bisogno di gridare “White Power” non ne hanno.

“Odio combattere, ma non posso dimenticare che dobbiamo farlo,” dice la barista Judy, a un certo punto. “Ti insegno a fare a pugni perché tu possa difenderti,” dice il quattordicenne Ronaldo al fratellino Titus, di nove anni, i più teneri e commoventi tra i personaggi del film. Perché loro ce l’hanno ancora tutta davanti, una vita di lotte, e sanno che la speranza di cambiamento passa inevitabilmente per una strada assai dissestata.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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