Che cosa aspettarsi quando si aspetta - La nostra recensione

10 luglio 2012
2 di 5

Che cosa aspettarsi quando si aspetta non è il primo manuale di auto-aiuto americano che viene trasformato in una commedia per il cinema.


Che cosa aspettarsi quando si aspetta non è il primo manuale di auto-aiuto americano che viene trasformato in una commedia per il cinema.
Era successo, per esempio, nel 2009 con La verità è che non gli piaci abbastanza, film corale, tutto sommato riuscito, sulla sbagliata percezione, da parte delle donne, dei comportamenti maschili che denotano disinteresse.
Nel caso della Bibbia delle future e neo mamme scritta da Heidi Murkoff e Sharon Mazel, visto l'argomento, il rischio di non essere accattivante per qualsiasi tipologia di spettatore era presente fin dall'inizio.
Lo sapeva il regista Kirk Jones e lo sapevano le sceneggiatrici Heather Hach e Shauna Cross, che hanno avuto l'idea di incrociare cinque storie più o meno buffe di gravidanza e che si sono assicurate la giusta visibilità grazie a un cast femminile all star. Complimenti per l'intuizione!  - verrebbe da dire. E infatti le prime battute del film fanno sperare bene: primo perché l'orchestrazione delle varie vicende è buona e ritmata, e secondo perché l'immedesimazione nelle iniziali perplessità dei futuri padri e nelle nausee e nelle cicce delle quasi madri scatta immediatamente.

Cameron Diaz
che vomita in una coppa, per esempio, è divertente, così come la competizione che si scatena fra Dennis Quaid e suo figlio Ben Falcone quando entrambi scoprono di aspettare un bambino. E' facile riconoscersi nel personaggio di Jennifer Lopez che perde il lavoro ed è costretta ad adottare perchè ha pochi ovuli, ed è liberatorio esultare perché la graziosa Anna Kendrick riesce a rimorchiare il ristoratore ambulante più bello di Central Park.
Infine, a dare un po' di pepe al racconto, trasformandolo in una bonaria guerra fra i sessi, ecco che arriva una specie di gruppo di sostegno per padri i cui componenti sono dei mariti sopraffatti che sfogano le propie frustrazioni mentre passeggiano armati di passeggini avanguardistici e ingombranti marsupi.

Le fondamenta per un'intelligente commedia dunque ci sono, ma il castello crolla nel momento in cui lo smarrimento dei personaggi viene contaminato da un dolciastro ottimismo. Putroppo, succede quasi subito.
Ad eccezione di un episodio, che non viene sviluppato quanto gli altri, Che cosa aspettarsi quando si aspetta diventa ben presto un film a cui mancano sia risvolti drammatici inattesi sia la semplice e realistica consapevolezza che, quando sta per arrivare un bebè, gli equilibri vengono alterati.
Non distaccandosi dal dorato mondo dell'upper class newyorchese, che celebra la sua fatuità nei baby shower e nei meeting sull'allattamento, questo summer movie senza madri single né coppie gay finisce allora per diventare un manifesto pro-life, un ovattato prodotto di quell'America teocon sempre più infastidita da chi non è o fa famiglia.
Il messaggio del film è chiarissimo: l'unica maniera per lasciare qualcosa dietro di sé è avere un figlio. Vero, ma esistono altri modi per farsi ricordare, e soprattutto esistono altri legami.
Esiste, da ultima, la realtà: quella delle donne che non hanno il minimo istinto materno e degli uomini che non si assumono le proprie responsabilita.
Esistono anche loro, ma questo è un altro film. Non necessariamente di Mike Leigh o Ken Loach.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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