Che bella giornata - la recensione del film di Checco Zalone

03 gennaio 2011
4 di 5

Già protagonista di Cado dalle Nubi, Zalone, al secolo Luca Medici, si conferma, con Che bella giornata, un'alternativa validissima alle tante commedie nostrane, (natalizie e non) che sempre più spesso sfruttano formule abusate e meccanismi fin troppo collaudati.

Che bella giornata - la recensione del film di Checco Zalone

Che bella giornata - la recensione 

Per un comico che viene dalle tavole del palcoscenico non è facile avere successo al cinema, perchè una cosa è uno spettacolo, che si nutre del contatto continuo con il pubblico, e una cosa è un film, che poggia su una molteplicità di piani narrativi distinti e ha tempi e ritmi sostanzialmente diversi. Quando poi il punto di partenza è il cabaret, che per sua stessa natura si affida alla forza dirompente di numeri  stringati e spesso accompagnati da canzoni, il passaggio risulta ancora più difficile. Non lo è stato, a fine anni '70, per molti talenti del Derby (a cominciare da Diego Abatantuono), e non lo è, oggi, per Checco Zalone, vera e propria star delle ultime edizioni di Zelig, dove ha spopolato con le sue parodie di mostri sacri della musica leggera italiana.

Già protagonista di Cado dalle Nubi, Zalone, al secolo Luca Medici, si conferma, con Che bella giornata, un'alternativa validissima alle tante commedie nostrane, (natalizie e non) che sempre più spesso sfruttano formule   abusate e meccanismi fin troppo collaudati.
L'originalità, invece, della "zalonica maniera" – e il merito è anche del regista e cosceneggiatore Gennaro Nunziante – sta sia nella maniera di rappresentare i mali della nostra società, sia nel personaggio che in questo contesto si trova ad agire e a cercare una collocazione.

Ribattezzato dal produttore Pietro Valsecchi "Candido dei giorni nostri", il pugliese Checco unisce all'ingenuità della celebre creatura nata dalla fantasia del filosofo Voltaire una quasi totale anarchia mescolata a una sana e robusta ignoranza. Il suo sguardo incantato e la sua fascinazione verso il successo che può derivare da una carriera come cantante o come bodyguard non arrivano mai a privarlo di una solida morale, che si esemplifica in primis nella difesa del valore famiglia e in una meridionalità che fa rima con grande senso di ospitalità.

Protetto dalla sua scarsa conoscenza delle italiche cose, in Che bella giornata Checco Zalone riesce a vedere al di là delle differenze di religione e accoglie nella sua sgangherata cerchia di affetti una ragazza araba che vorrebbe far saltare in aria la Madonnina del Duomo di Milano (questo, naturalmente, lui non lo sa). Un simile gesto lo rende un uomo aperto e tollerante, anche se la sua convinzione che tutti i mussulmani abitino un immenso paese chiamato Islam la dice lunga sulle nostre lacune culturali. Laddove però il personaggio rivela acume e capacità di analisi è nella conoscenza dei nostri vizi peggiori, a cominciare dalle raccomandazioni a ogni livello che rendono perfettamente inutile, specialmente per chi è giovane, studiare o lavorare alacremente.

Sono amare verità, suggerite e non urlate, che vengono enunciate sia dal protagonista che dai personaggi secondari: un compiacente vescovo milanese con il volto di Tullio Solenghi, un carabiniere pignolo e competitivo impersonato da Ivano Marescotti, un cuoco dell'esercito reso magnificamente da Rocco Papaleo. La presenza di queste figure e dei bravi attori che le interpretano
è l'altro punto di forza di Che bella giornata, una commedia di situazione che, allontanandosi dal pericolo di un one-man show, finisce per diventare una vicenda collettiva, un coro in cui ogni voce dice qualcosa di intelligente, fresco, diverso e politicamente scorretto al punto giusto.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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