Berlinale 2013: la recensione di The Necessary Death of Charlie Countryman

10 febbraio 2013

Shia LaBeouf protagonista di un trip scatenato e psichedelico, nel nome dell'Amore.

Berlinale 2013: la recensione di The Necessary Death of Charlie Countryman

In Concorso.

Il problema, quello vero, di The Necessary Death of Charlie Countryman non è che l’esordiente regista Fredrik Bond provenga dal mondo della pubblicità e del videoclip e pare faccia di tutto per dimostrarlo.
E non è nemmeno che la sceneggiatura firmata da Matt Drake (quello di Project X) sia implausibile ad essere ultrapignoli, ma perlomeno esile ed evanescente in quanto a contenuti anche a voler essere buoni.
Il problema, quello vero, di The Necessary Death of Charlie Countryman è che è un film nato vecchio, già sorpassato, brutta copia di modelli (in alcuni casi già non eccelsi) che risalgono perlomeno a una decina di anni fa.

Siccome il protagonista, quello del titolo, quello interpretato da Shia LaBeouf, vede la gente morta, prima parte per Bucarest su suggerimento della mamma appena sottoposta a eutanasia, poi s’intigna a consegnare un berretto alla figlia (bellissima) di un tizio conosciuto in aereo e morto nel sonno al suo fianco. L’amore a prima vista per la bella sraniera, ovviamente, sarà immediato, e sarà l’inizio di un frenetico trip che lo porterà a girare senza un attimo di tregua nel sottobosco criminale e non della capitale rumena, e a lottare per la sua amata al costo della vita.
Tra autisti d’ambulanza che fumano hashish, tassisti onnipresenti, ostelli della gioventù con scoppiati e sballati di ogni tipo, alcool e droghe a profusione, orchestre sinfoniche, vicoli pittoreschi, night club gestiti da malavitosi e malavitosi che rivogliono la donna che pensano di possedere, il povero Charlie assume ectasy e prende botte, viene investito e fa l’amore, fugge e viene catturato, si agita e ribella e finisce appeso per un piede fuori da un ponte sulla Dambovita.
Il tutto, si premura di spiegarci una voce off che poi è quella di John Hurt, perché lui compie delle Scelte, e sceglie l’Amore, e quindi Vive.
Bene.

Con una camera a mano instancabile e tremolante, che alterna scossoni e primissimi piani di volti sudaticci o tumefatti, Fredrik Bond vorrebbe eccitarci e coinvolgerci, ma non fa molto più che sembrare un emulo sbiadito e monodimensionale dell’Aronofsky di Requiem for a Dream, del Boyle di The Beach, dell’Akerlund di Spun, del Tarsem di The Cell. Quindi, nonostante la colonna sonora all’ultimo grido, non siamo un gran ché al passo coi tempi.

Mentre Mads Mikkelsen recita il villain di turno non credendoci nemmeno lui, Evan Rachel Wood esibisce ombretti e capezzoli, e Shia LaBeouf sostine di aver assunto acidi sul set. Contento lui.

Charlie Countryman
Il trailer del film con Shia LaBeouf


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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