La recensione di Charlie Bartlett, commedia diretta da Jon Poll

30 maggio 2008

Esce un po’ in sordina nelle nostre sale un piccolo film molto interessante, Charlie Bartlett, primo lungometraggio del montatore e produttore Jon Poll, che ha lavorato a film – per citare solo i più recenti - come Scary Movie 3 e Mi presenti i tuoi? Nel cast ci sono il ventenne Anton Yelchin, futuro Chechov nello Star Trek di J.J. Ab...

La recensione di Charlie Bartlett, commedia diretta da Jon Poll

Cominciamo col dire che Charlie Bartlett non è solo un altro teen movie americano, ma ha dalla sua una rara intelligenza di scrittura (deve essere stato un piacere leggere una sceneggiatura così ben scritta) e un protagonista carismatico che si distingue dalla massa dei giovani adolescenti ribelli a cui siamo ormai abituati.

Intanto Charlie non è un underachiever. (Avvertenza: da qui in poi nella trama si possono trovare piccoli spoiler)
Al contrario, è fin troppo intelligente. E’ di famiglia molto benestante, ma il padre è in galera per qualcosa che ha a che fare col suo lavoro, e lui è un ribelle con una madre tenera e un po’ svagata, che decide di iscriverlo a una scuola pubblica dopo che Charlie si è fatto espellere dal prestigioso liceo privato. Dopo che ha pagato l’inevitabile tributo di sangue ai bulli della scuola, il ragazzo mette a frutto la sua intelligenza e le prescrizioni facili dei medici di famiglia contro disturbi del comportamento veri e presunti, e diventa lo psichiatra-pusher della scuola nonché l’idolo delle folle. Si innamora ricambiato della figlia del preside, che lo tiene d’occhio, scatena una mezza rivoluzione e poi si rivela per quello che è: un adolescente fragile e insicuro che ha solo bisogno, come tutti, di essere ascoltato. (fine possibili spoiler)

Come pochi altri film del suo genere, Charlie Bartlett riesce a ricordarci cosa significhi essere teenager, i drammi seri e a volte immaginari di cui si è vittime indifese a quell’età, l’adrenalina e la voglia di conquistare il mondo – e magari di distruggerlo – che ci pervadono, l’ansia di essere amati e accettati.
E’ un film tutto dalla parte dei giovani, che fa del fragile personaggio di Robert Downey Jr. – che deve aver messo molte delle sue drammatiche esperienze nella parte – il contraltare e la cassa di risonanza delle legittime richieste dei ragazzi.

Quasi mai facile, sicuramente non retorico, divertente – esemplare la sequenza di Charlie esaltato dal Ritalin, e molto toccante la sua “prima volta” - e interpretato con diabolica energia dal suo giovane ma bravissimo protagonista, Charlie Bartlett non è un capolavoro ma un piccolo film esemplarmente diretto e confezionato, che ha una virtù poco frequentata dal cinema americano recente: l’unione di cuore e cervello.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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