Changeling - la recensione del nuovo film di Clint Eastwood

12 novembre 2008
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S’ispira ad un fatto di cronaca realmente accaduto nella Los Angeles di fine anni Venti, il nuovo, splendido film firmato da Clint Eastwood. Ma a dispetto della densità e del calore della materia narrativa, dell’emotività che racconta e delle innumerevoli implicazioni sociali e politiche (anche, e forse soprattutto, contemporanee) che ...

Changeling - la recensione del nuovo film di Clint Eastwood

Changeling - la recensione

S’ispira ad un fatto di cronaca realmente accaduto nella Los Angeles di fine anni Venti, il nuovo, splendido film firmato da Clint Eastwood. Christine Collins – interpretata da una (mai così) brava e intensa Angelina Jolie – è una giovane donna, madre single di un bambino, Walter, che adora. Un giorno però, tornata a casa dal lavoro, del figlio non c’è più traccia. E quando dopo cinque mesi la polizia le annuncia di averlo ritrovato sano e e salvo, Christine sembra impazzire dalla gioia. Ma solo fino a quando non se lo ritrova davanti agli occhi. Perché quello non è Walter, non è suo figlio. Oltre al danno, la beffa: pur di non ammettere il suo torto e sfigurare di fronte all’opinione pubblica, la polizia di Los Angeles farà letteralmente di tutto per screditare le affermazioni e le proteste della donna, costringendola a lottare con ogni mezzo contro un Sistema che per opportunismo prima la inganna e poi la riduce al silenzio, la scredita, la umilia.

A dispetto della densità e del calore della materia narrativa, dell’emotività che racconta e delle innumerevoli implicazioni sociali e politiche - anche, e forse soprattutto, contemporanee - che comporta, Changeling è un film dalla semplicità puramente disarmante. Un film che pare voler mimetizzare la sua complessità per farsi limpido racconto, fluido e scorrevole.

Quello di Clint Eastwood è oramai un cinema quasi zen, tanto essenziale è il gesto registico, tanto sembra essere (diventato) atto puro, apparentemente istintuale e privo di sforzi, eppure tanto carico di sensi in ogni dettaglio e sfumatura. Un cinema disarmato e disarmante nella sua eleganza in ogni senso classica, intrinsecamente legata alla funzionalità. Un’eleganza fatta (anche) di pudore e moralità.

Perché quello di Eastwood non è solo un cinema essenziale, classico ed asciutto. È sempre di più un cinema profondamente, quasi necessariamente morale. Di una morale lontana da ideologismi e partigianerie contestuali e contingenti; di una morale umanissima, irrinunciabile, costitutiva. Oggi più che mai.

L’Odissea di Christine, che impara a lottare con determinazione per suo figlio e per i suoi diritti contro un potere arrogante e prevaricatore, assume così valenze ben più ampie di quelle – pur importanti – legate alla sua specifica condizione femminile, storica, sociale. E, per converso, lo stesso vale per gli orrori perpetrati da un’America che violando le sue frange più deboli (i bambini, le donne) viola e mortifica sé stessa.

Semplicemente, splendidamente, Changeling è grandissimo cinema.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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