Cattivissimo me - la recensione del film d'animazione Universal

13 ottobre 2010
4 di 5

Nell'onda infinita di cartoni animati che ormai si abbatte con cadenza regolare e costante sull'immaginario di figli e genitori, Cattivissimo Me spicca come una gemma pura per originalità e capacità di intrattenimento.

Cattivissimo me - la recensione del film d'animazione Universal

Cattivissimo me - la recensione


Nell'onda infinita di cartoni animati che ormai si abbatte con cadenza regolare e costante sull’immaginario di figli e genitori, spesso costretti dall'arrivo dell’ultimo film in 3D ad assistere a schermaglie di geniali animaletti parlanti, battaglie di rutilanti fatine o di anime seriali americani in cui la tridimensionalità è puro specchio per le allodole, un film d'animazione come Cattivissimo Me spicca come una gemma pura per originalità e capacità di intrattenimento.
Se le visioni, i personaggi, gli intrecci delle decine di lungometraggi animati di questi ultimi anni (non ci riferiamo ovviamente a capolavori come Wall - E, Up e i loro omologhi) finiscono per appannarsi e confondersi tra loro, questo sicuramente non accadrà nel caso della prima creatura con cui il produttore Chris Meledandri (L'era glaciale) onora il suo nuovo accordo con la Universal.
Diretto dagli esordienti Pierre Coffin e Chris Renaud, Cattivissimo Me è vincente sul piano della creazione grafica e delle idee, a partire da quella di mettere un villain al centro della storia: non un cattivo qualsiasi, però. Ferma restando la sua intenzione di compiere imprese malvage come il rimpicciolimento e il furto della luna, Gru è un maniaco fallito, disperato, frustrato dal fatto che c'è sempre qualcuno più cattivo di lui e che sua madre forse non capirà mai la sua grandezza. E chi si trova di fronte questo lugubre e grifagno individuo in quella che dovrebbe diventare l’impresa della sua vita? Per colmo di ironia proprio il re dei nerd, un figlio di papà in tuta di latex gialla, occhiali e denti sporgenti, che ha cambiato il nome da Victor a Vector. Ad aiutare Gru - che abita in una casa nera e gotica nel bel mezzo di un vicinato di ordinate villette a schiera - ci sono il geniale scienziato pazzo dottor Nefario, ormai anziano e sordo, e una infinita coorte di esserini gialli che lui conosce uno per uno e chiama per nome, i Minion. Per penetrare nella superaccessoriata dimora del suo acerrimo nemico, Gru ha bisogno però di un aiuto più insospettabile: tre orfanelle che girano per il vicinato vendendo biscotti e che hanno accesso anche al Sancta Sanctorum del golosissimo Vector.
Da lì, la decisione di prenderle in adozione e l'inizio di una serie di spassose (dis)avventure e di un percorso di cambiamento per il protagonista, che nasconde in sé un animo tenero e romantico. Divertente, curatissimo, commovente e irresistibile, Cattivissimo Me ha tra i suoi punti di forza un protagonista che sembra un incrocio tra Peter Lorre, Jacques Tati e mister Bean, le gag e gli in-jokes di cui è costellato, il commento musicale e tutti i personaggi di contorno, su cui – per il pubblico infantile - svettano sicuramente i Minion. Anche senza raggiungere le vette del capolavoro, Cattivissimo Me è il perfetto esempio di un cinema da entertainment intelligente e spiritoso, che può permettersi perfino di cedere al sentimento senza mai diventare smielato.




  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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