Cattivissimo Me 4: la recensione del quarto film della saga principale della Illumination

10 luglio 2024
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Tornano i Minions, Gru e la sua accresciuta famiglia in lotta contro un nuovo arcinemico in Cattivissimo Me 4. La recensione di Daniela Catelli.

Cattivissimo Me 4: la recensione del quarto film della saga principale della Illumination

Era il 2010 quando il produttore Chris Meledandri, ex presidente della Twentieth Century Fox Animation, presentò al pubblico la prima creatura animata della Illumination Entertainment, Cattivissimo Me. Alla regia c’erano i francesi Pierre Coffin, tutt’ora straordinario autore unico del doppiaggio dei Minions in tutte le “lingue” e l’americano Chris Renaud, che 14 anni dopo torna a dirigere, in collaborazione con Patrick Delage, il quarto capitolo della saga “madre”, che nel frattempo ha dato vita a due divertenti spin-off incentrati sulle creaturine gialle. Il personaggio, Gru, un supercattivo bondiano segaligno e grifagno, dedito fin dall’infanzia a compiere le più nefande imprese ma in fondo animato dal desiderio di riscatto da un radicato senso di inadeguatezza, è cambiato nel corso del tempo, passando dalla parte dei buoni e diventando un bravo, per quanto impacciato, padre di famiglia. Quella che è rimasta immutata in tutti questi anni, però, è la qualità di un prodotto per grandi e piccini, che non ha le ambizioni dei film Pixar o Disney ma solo la pretesa di divertire con una animazione di altissimo livello e gag a rotta di collo. Quello che manca, soprattutto a questo quarto capitolo, è un’unica linea narrativa che non si disperda in mille rivoli di sottotrame, anche se, diciamolo, uno non va a vedere un film della serie di Cattivissimo Me per essere coinvolto in una storia mozzafiato.

Stavolta il pretesto per la storia della famigliola composta da Gru, Lucy (Carolina Benvenga sostituisce alla grande Arisa nella versione italiana), le tre bambine adottate e il piccolo Junior, viene dalla cattura di un supervillain, Maxime Le Mal (splendidamente doppiato, è giusto sottolineare, da Stefano Accorsi), con cui Gru si è già scontrato in un talent canoro ai tempi del liceo (il Licée Pas Bon, da cui scopriamo che il nostro amabile nasuto di nero vestito ha frequentato una scuola francese, ovviamente per cattivi), condotto dalla vecchissima preside bionica Übelschlecht, che in tedesco significa più o meno cattiva al quadrato (in originale è proprio Chris Renaud a darle voce). Quando Maxime, catturato da Gru per la Lega Anti Cattivi, dopo aver fatto proprie le qualità degli scarafaggi, evade e giura vendetta alla sua nemesi, dicendo che sa dove abita, si rende necessario spostare la famiglia armi e bagagli in una safe house a Mayflower, ridente cittadina dove i nostri assumono nuove identità e cercano a modo loro di confondersi con i residenti, fin quando la figlia degli spocchiosi vicini di casa, riconosciuto Gru, non lo coinvolge in un’impresa “malvagia”. Nel frattempo Maxime con la fidanzata Valentina decide di rapire il piccolo Junior, mentre i Minions, traslocati nella sede della Lega Anti Cattivi, vengono in piccola parte trasformati in supereroi.

Ecco, se dovessimo muovere un rimprovero ai generosi autori di Cattivissimo Me 4 (Mike White e Ken Daurio) è di aver messo troppa carne al fuoco, in un tentativo di aggiornare la serie ai gusti dei piccoli di oggi, la cui soglia di attenzione è, temiamo, anche più bassa di quella dei bambini di 14 anni fa. Non a caso White è un neofita della serie, nel campo dell'animazione ha scritto il dimenticabile Emoji ma è il creatore di The White Lotus, mentre Daurio come sceneggiatore ha scritto i due Pets e Prendi il volo, nonché il primo Cattivissimo Me: i due cercano un’unione tra passato e presente che sa un po’ di compromesso. Ma, ribadiamo, i personaggi restano amabili e amati, si continua a ridere coi Minions, c’è azione e commozione senza troppa retorica, in un family movie che non annoia i genitori e continua a divertire i figli. Dopo 14 anni, un risultato non da poco. A proposito: se siete stati adolescenti negli anni Ottanta, apprezzerete particolarmente l'utilizzo di Karma Chameleon dei Culture Club e Everybody Wants to Rule the World dei Tears for Fears, in una colonna sonora come al solito ricchissima e purtroppo ascoltabile solo in brevi frammenti, ma che comunque testimonia della cura impiegata dai realizzatori per confezionare una storia in cui la musica è sempre di ottimo livello. Impeccabile al solito l'adattamento italiano, con Max Giusti che si è ormai appropriato del protagonista, a cui ha dato una vocalità originale senza la pronuncia simil russa di Steve Carell.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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