Captain Phillips - Attacco in mare aperto: recensione del film di Paul Greengrass

25 ottobre 2013
3.5 di 5

Vicinissimo per concetto e realizzazione a United 93, e con quello rappresenta forse l’espressione migliore del cinema di Greengrass fino ad oggi.

Captain Phillips - Attacco in mare aperto: recensione del film di Paul Greengrass

Possiamo definire Paul Greengrass “un autore”? La risposta, senza dubbio, è affermativa.
Non solo, banalmente, perché quello di Greengrass è un cinema che identifichi al volo, con quello stile di riprese nervoso e instancabile che è più di una firma e che ha generato innumerevoli tentativi d’imitazione, per dirla con La settimana enigmistica. Ma anche, e soprattutto, perché attraverso quello stile e quello sguardo il regista inglese riesce sempre a narrare storie che, diversissime fra loro, sono tutte accomunate da un attento ragionamento politico sul mondo instabile, frenetico e globalizzato che ci circonda.

Captain Phillips, allora, è molto più che il racconto del sequestro di una nave mercantile da parte di pirati somali, e dell’Odissea perigliosa di un eroe per caso (che forse tale, nella realtà, non era, ma poco importa) più coraggioso e integro di tanti eroi per mestiere del cinema contemporaneo.
Nelle mani di Greengrass - grazie alla sua attenzione per persone, psicologie, dettagli e quel gli anglosassoni chiamano “the big picture”, ma anche al copione di un altro uomo di cinema dallo sguardo acuto come Billy Ray - quel fatto di cronaca raccontato dai media di tutto il mondo, e dal libro su cui il film è basato, diventa l’ennesima riflessione su una geopolitica esplosa e impazzita, dove la cesura dell’11 settembre continua a generare crepe, ferite e divisioni, dove la presenza globale, opulenta e imperante degli Stati Uniti si scontra con realtà locali diametralmente opposte.

Nel film di Greengrass lo scontro non è tra pirati e abbordati, né tra buoni e cattivi. Lo scontro è tra due modi diametralmente opposti, eppure coincidenti, d’intendere il comando, la responsabilità, il dovere e la necessità. Tra due mondi, anzi, tra due visioni del mondo: la prima, occidentale, placidamente sicura di sé, middle-class di Richard Phillips; la seconda, povera e disperata, terzomondista, di Muse, capo della piccola squadra di pirati somali che assalta la Maersk Alabama.
Eppure, tra Phillips e Muse, nemici obbligati ma pieni di rispetto e una comprensione quasi telepatica l’uno per l’altro, finiscono entrambi sconfitti, e per mano dalle loro stesse parti. Muse fatica a far comprendere la sua posizione obbligata a Phillips e a tenere a bada i suoi; il personaggio di un bravissimo Tom Hanks vede ogni suo sforzo vanificarsi, e trova salvezza solo nell’arrivo della forza militare del suo paese.  Di fronte all’attrito fra politiche e culture, la sintesi della moderazione appare impossibile, e a vincere sono gli estremismi, i bellicismi, l’uso della forza.

Carico di tensione praticamente fin dal primo minuto, quando già si attende il momento dell’assalto, e capace di mantenerla perfino in un finale ansiogeno eppure noto nel suo esito, Captain Phillips è vicinissimo per concetto e realizzazione a United 93, e con quello rappresenta forse l’espressione migliore del cinema di Greengrass fino ad oggi. Il sapiente nervosismo della regia, la sua asciuttezza priva d’inutili retoriche e il suo sguardo mai superficiale, quale che sia l’oggetto o il soggetto sul quale si posa, fanno di Captain Phillips un film capace di intrattenimento intelligente, cui si rimane ulteriormente legati grazie ad un sottotesto che è portante ma mai invadente.
E, proprio per questo, a rimanere impressi dopo la visione non sono solo le gesta di Phillips/Hanks o il suo doloroso crollo nervoso finale, ma anche e forse più la febbricitante ansia e la spiritata frenesia del Muse dell’esordiente Barkhad Abdi, costretto dalla disperazione e dal vicolo cieco della sua vita ad infilarsi in un altro, diverso, ma non per questo migliore o più aperto alla speranza.

 




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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