Capitan Harlock 3D - la recensione del film di Shinji Aramaki

03 settembre 2013
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Spettacolare, grandioso e parlatissimo, il film che porta al cinema il personaggio del pirata spaziale creato da Leji Matsumoto.

Capitan Harlock 3D - la recensione del film di Shinji Aramaki

Sono passati più di trent’anni da quanto il personaggio del pirata spaziale creato da Leji Matsumoto segnò tutta una generazione: non solo nel natio Giappone ma anche in Europa. Oggi Capitan Harlock - 3D, grandiosa produzione d’animazione per il grande schermo, scandalizzerà forse i fan più accaniti per il volontario e radicale tradimento del materiale narrativo originale, ma è un film capace di restituire ugualmente ai personaggi tutto il loro spessore mitico e di raccontare una storia che risuona per l’attualità delle questioni che propone.

Magniloquente, fin troppo logorroico con il suo continuo prodursi in quegli spiegoni lunghissimi che piacciono tanto a certi autori di anime nipponici, Capitan Harlock colpisce prima di tutto per la notevolissima qualità tecnica della sua realizzazione, attraverso l’utilizzo di un’animazione digitale e di un 3D (mai invadente) capaci di essere di grande impatto senza mai cadere negli eccessi e nelle baracconate di tanto cinema hollywoodiano. Una grandiosità, quella del film di Shinji Aramaki, che spinge a rivedere ogni discorso sulla restituzione delle misure spettacolari al cinema anche all’indomani del Pacific Rim di Guillermo del Toro.

Grandiosità e fascino visivo a parte, Capitan Harlock - 3D non dimentica le necessità del racconto, facendosi vero e proprio reboot di un personaggio e di un universo di cui sottolinea principalmente i toni cupi e dolenti, e al tempo stesso, ellitticamente, proponendosi quasi come una sorta di origin story.
In questo contesto, la dialettica tra Harlock e il giovane Logan, che ne potrebbe essere l’acerrimo rivale così come il perfetto successore, assume una valenza più ampia di quella tutta interna ai due personaggi, accomunati dal peso sulla coscienza per certe azioni passate e sull’incertezza relativa alle modalità con le quali porvi rimedio.

Coltivare un’illusione, una fede cieca? Accettare la realtà e affrontarla? Distruggere per ricominciare da zero o farsi carico della situazione per poter lentamente migliorarla?
Sono questi gli interrogativi proposti da Capitan Harlock - 3D, e le risposte sono tanto facili da immaginare quanto ardue da abbracciare, tanto nel film quanto nella vita quotidiana. Perché mettono in gioco l’immagine di noi stessi e le nostre convinzioni intime.

La possibilità di un nuovo inizio, suggerisce però il film, germoglia quando si accettano i propri limiti e si esce da un isolamento eccessivo, rimanendo fermi sui propri principi ma condividendoli, cercando nuovi eredi, recuperando la fiducia nel prossimo e nel futuro.
E in questo, oltre che nella sua messa in scena e nei ritmi, Capitan Harlock si avvicina alla possibilità di farsi narrazione epica e mitica.

 

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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