Candidato a sorpresa - la recensione del film di Jay Roach

20 settembre 2012
4 di 5

Ovvero: la battaglia politica come non l'avete mai vista, ma come probabilmente la conoscete.

Candidato a sorpresa - la recensione del film di Jay Roach

C'era una volta un'epoca in cui gli uomini politici si mettevano, letteralmente, al servizio della res publica. Certo, c'era anche chi approfittava della sua posizione (dal “lei non sa chi sono io” all'andreottiano “il potere logora chi non ce l'ha”), ma la cultura alla base della carriera politica veniva da molto lontano, e non aveva per forza il corollario di arricchimenti indebiti e smaccati a cui assistiamo oggi. Candidato a sorpresa è una farsa satirica che parla della realtà americana (repubblicana, per di più), ma suscita in noi echi e risonanze, grazie alla sua riflessione intelligente e consapevole su quello che è oggi la politica.

La slapstick comedy diretta da Jay Roach fa leva per divertire su gag fisiche di irresistibile comicità (amo i bambini ma ho quasi pianto dalle risate alla scena della lotta per il bacio al neonato, col suo esito in rallenty), battute e situazioni imbarazzanti e volgari, e su un cast di ottimi attori: lo straordinario Zach Galifianakis e il sottovalutato Will Ferrell, affiancati da  veterani come John Lithgow, Dan Aykroyd, Brian Cox e un inedito Dylan McDermott, convincente come spalla comica.

I due rivali sono ben caratterizzati: il primo è il classico politico di professione: superficiale, egocentrico, maniaco sessuale, volgare, disinteressato al bene comune e alle minoranze in difficoltà (tale e quale Mitt Romney, protagonista del recente scandalo americano). L'altro è l'underdog, pecora nera di una ricca famiglia lobbista,  proprietario di cani unglamorous e cinesi (i carlini) e dotato di famiglia obesa a sua immagine e somiglianza. Lo spietato consulente per l'immagine ha il compito di rivoltarlo come un pedalino per renderlo presentabile agli occhi del pubblico televisivo americano e conseguentemente dei votanti.

Entrambi parlano per frasi fatte, applauditi da un popolo instupidito e succube, e l'escalation di cattiverie cui ricorrono per conquistare l'elettorato, più va sul personale e sul moralmente sbagliato, più ne suscita lìimmedesimazione e l'approvazione (ci ricorda qualcosa?).
Trattandosi di una commedia americana, il finale, che ricorda Una poltrona per due (siamo certi che la presenza di Dan Aykroyd non sia casuale), è piuttosto prevedibile. Ma Candidato a sorpresa è un film molto meno sciocco e superficiale di come molti hanno voluto leggerlo: anche temi come il neocapitalismo della Cina, lo sfruttamento estremo della manodopera senza tutele e i grossi capitali che governano ogni nostro respiro fanno parte della storia. Una storia che ci fa ridere, ma anche riflettere con amarezza su quello che ci hanno costretto a diventare.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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