La recensione del western Caccia spietata

09 maggio 2008
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Distribuito poco e male in buona parte del mondo (con l'eccezione dell'Inghilterra) arriva nelle sale del nostro paese un western da non sottovalutare affatto: Caccia spietata. Diretto dall'esperto regista televisivo David Von Ancken, il film s'inscrive perfettamente in un nuovo corso del western contemporaneo che rispetta ma al temp...

La recensione del western Caccia spietata

Da diverso tempo si va parlando di una rinascita del western, uno dei generi fondanti del cinema americano ed occidentale in senso ampio. Dopo anni di oblio, le produzioni – major o indipendenti che siano sono tornate infatti ad investire in questa tipologia di film, ed i risultati sono spesso incoraggianti.
È il caso di Caccia spietata, che arriva finalmente nel nostro paese a poco più di un anno dalla sua prima apparizione nelle sale statunitensi. Diretto e co-sceneggiato da David Von Ancken (che ha alle spalle una lunga esperienza in regia televisiva, avendo firmato episodi di serie popolarissime come Oz, The Shields, Numb3rs, Cold Case e Californication, ma che gira con uno stile lontanissimo da quello del piccolo schermo), Caccia spietata è un western insolito, intenso ma essenziale ed a tratti persino tendente al metafisico.

La caccia cui il titolo fa riferimento è quella all’uomo compiuta dal misterioso Carver (Liam Neeson), intento a braccare senza sosta l’altrettanto enigmatico Gideon (Pierce Brosnan), con il chiaro intento di ucciderlo. Von Ancken non rivela subito quali siano le motivazioni di questa rivalità, ed è un bene, perché da un lato – complici le ottime interpretazioni dei due protagonisti assoluti della storia, ed un incipit dal ritmo invidiabile – ci si concentra solo su una dinamica di pura contrapposizione e sopravvivenza, e dall’altro, quando il regista inizia a fornire le sue spiegazioni, paradossalmente la storia che racconta perde lievemente di fascino.

Fascino che invece Caccia spietata è in grado di esercitare attraverso una struttura che mira ad andare all’essenzialità ed agli istinti primordiali della natura umana, tratteggiando due personaggi che è impossibile bollare alternativamente come buoni o cattivi, ma che sono sfumati, fatti di luci e ombre, di ferite intime e motivazioni ideali.
Anche considerato il suo esito, quasi speculare a quello che la tradizione del genere sembrerebbe voler imporre, la sfida tra Gideon e Carver si fa simbolo quindi di qualcosa di più ampio, quasi di esistenziale, come testimoniato da un finale dai chiari afflati metafisici, di sicuro opinabili ma comunque originali e nel complesso equilibrati. Una sfida alla quale fa da cornice – mai passiva – e coro un paesaggio americano sterminato e magnetico, che va dalle nevi delle Montagno rocciose ai deserti tra California e Nevada, passando da foreste e praterie.

Pur non ai livelli di altri western di questi anni come l’australiano La proposta o il recente L’assassinio di Jesse James, Caccia spietata gli è comunque vicino nell’ideologia e nel tentativo di lavorare sul genere non solo riappropriandosi di un’iconografia e di tutto un sistema mitologico, ma di lavorarci sopra ribaltandone e attualizzandone molte delle caratteristiche fondanti, rendendolo più esistenziale, sorta di specchio declinato al passato dell’instabilità tutta figlia dell’era in cui viviamo.

Caccia spietata
Il trailer originale del film


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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