Bulli e pupe: recensione del documentario sull'Italia negli anni '50 di Steve Della Casa e Chiara Ronchini

27 novembre 2018
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Un viaggio scandita dalle immagini di repertorio e le voci di scrittori registi e gente comune.

Bulli e pupe: recensione del documentario sull'Italia negli anni '50 di Steve Della Casa e Chiara Ronchini

Immagini aeree implacabili che testimoniano la distruzione dell’abbazzia di Montecassino. Simbolo delle ferite ancora vive nel corpo in fase di guarigione del nostro paese, negli anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale. Inizia come non ti aspetti, il documentario di repertorio Bulli e pupe di Steve Della Casa e Chiara Ronchini, facendo capire come questo sguardo sugli anni ’50 non si conceda solo balli e spensierate emancipazioni sociali, ma un viaggio piuttosto completo sui sommovimenti in atto in quel momento cruciale della storia italiana. Con le immagini di repertorio dell’archivio Luce, che regala momenti davvero affascinanti e piuttosto inediti, il film si concentra su alcune citazioni di scrittori come Parise, Pasolini, Anna Maria Ortese, su immagini di film significativi di quegli anni, come Poveri ma belli, Belle ma povere o Gioventù perduta di Germi, e infine su interessanti testimonianze di gente comune, alle prese con cambiamenti sociali e nei costumi dei giovani.

Ne viene fuori, grazie a una selezione interessante dei materiali e un montaggio davvero convincente della Ronchini, quella che viene definita una ‘storia sentimentale degli anni cinquanta’, che a noi pare anche qualcosa di più. Prodotto sulla scia del successo di Nessuno mi può giudicare, riesce a sintetizzare il modo in cui i cambiamenti così veloci del nascente miracolo economico venivano raccontati dal cinema e dai nuovi mezzi di comunicazione. I giovani testimoni del conflitto iniziavano a godere di una libertà sempre più sfrenata, anche solo d’immaginazione, data dalla fine della guerra, Poveri ma belli metteva in scena ragazzi aggressivi e donne che lasciavano fare, mentre le migrazioni interne, e verso nuovi continenti, iniziavano a rendere stabili i rapporti fra persone di regioni e dialetti diversi che durante la guerra avevano imparato a conoscersi in prima linea o in retroguardia, come sfollati. Sviluppo edilizio delle città, i treni e i mezzi di locomozione che permettevano di rendere più facile gli spostamenti, iniziando a incidere però sul territorio con quelle contraddizioni che sarebbero poi esplose decenni dopo.

Una delle rivoluzioni che più interessano Della Casa e Ronchini è quella dell’organizzazione del tempo libero, fino a quel momento un miraggio, che porterà al boom dello sport, anche quello seguito in radio e sui cinegiornali come le grandi sfide Coppi e Bartali del giro d’Italia di ciclismo. La pubblicità invita a spendere i soldi in più guadagnati, a lasciare le città, sempre più prese di mira dalle campagne che si svuotavano, per andare in vacanza nelle nascenti località di villeggiatura e del divertimento, come la costa romagnola o della Versilia. La tecnologia e i progressi scientifici, poi, provocarono una crescente speranza in un mondo diverso, migliore, per non rendere vane le privazioni e i disastri del conflitto ancora vivo nella memoria. Il viaggio nello spazio, il marziano di Flaiano, i quiz di un giovanissimo Mike Bongiorno.

“Il neorealismo, con tutta la sua affascinante tristezza, non era più sufficiente, la gente non voleva più fotografata nella miseria della guerra e del dopoguerra”.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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