Boxtrolls - Le scatole magiche Recensione

Titolo originale: The Boxtrolls

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Boxtrolls - la recensione del nuovo film d'animazione della Laika

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Boxtrolls - la recensione del nuovo film d'animazione della Laika

Dopo Coraline, ParaNorman. E dopo ParaNorman, ecco Boxtrolls: la Laika così non si conferma solo società di produzione che con ammirevole determinazione continua a voler tenere alta la bandiera di una tecnica antica e faticosa come la stop-motion, ma anche realtà attenta alla produzione di film che, flirtando con il gotico e l'orrore, raccontano fiabe mai banali e capaci di lanciare messaggi e suggestioni sani e divertenti al loro pubblico.

Nell'arroccato e verticale paese di Pontecacio, le élite ottuse e annoiate dal cappello bianco hanno accesso ai formaggi migliori, e solo promettendo di liberarlo dai terribili Boxtrolls, creature che emergono la notte dal sottosuolo per rubacchiare arnesi e ferraglie - si dice - tentare di rapire bambini da mangiare - il laido Arraffa dal cappello rosso può sperare di salire la scala sociale. Solo che i Boxtrolls (nome che deriva dall'abitudine di indossare scatole di cartone a mo' di abito, dove rinchiudersi per dormire o a scopo di pericolo) bruttini lo sono, ma anche buonissimi, appassionati di costruzioni e di meccanica e depositari di un segreto umano di 11 anni che hanno cresciuto come uno di loro. Un segreto di nome Uovo che è sia boxtroll che bambino, a seconda dell'abito che indossa.

Ecco, l'abito: che non farà il monaco, ma fa il troll o il bambino, che determina status e appartenenza, a volte perfino il tuo genere sessuale. Ma sempre e solo agli occhi degli altri, di chi ti etichetta; o forse anche agli occhi di te stesso, talmente legato alla scatola che ti ricopre per capire che, se vuoi, te ne puoi liberare. Tecnicamente notevole, e ancora più ardito di quanto fatto in precedenza in casa Laika, originale e riuscito nella creazione di un mondo narrativamente ed esteticamente dickensiano (non a caso a dare la voce originale al villain è stato il più recente Fagin del cinema, Ben Kingsley), con un design di luoghi e personaggi che omaggia Burton e la Aardman come la Healing, ma non a discapito di personalità e fantasia, Boxtrolls racconta delle straordinarie risorse del libero arbitrio, del coraggio del cambiamento, dell'accettazione della diversità.
Ma non lo fa mai in maniera pedante, ma anzi giocando costantemente, costruendo architetture ardite e grottesche, flirtando con lo schifiltoso e perfino l'orrorifico per tenere alto il tasso d'intrattenimento e l'attenzione di grandi e piccoli.

Alla fine di Boxtrolls, tra esplosioni di cattiveria (in tutti i sensi), formaggi giganti e mostri meccanici, padri che finalmente ascoltano i figli e altri che li ritrovano (o viceversa) tutti sono contenti perché possono indossare i loro panni preferiti, la loro identità, senza che questo diventi etichetta ghettizzante e senza impedire che le diversità siano ricchezza e aiuto l'una per l'altra.



Boxtrolls - Le scatole magiche
Nuovo trailer ufficiale italiano - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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