Boris - la recensione del film

30 marzo 2011
3.5 di 5
2

Nel passaggio dal piccolo al grande schermo Boris ha adattato la sua anima geniale, ci ha stordito di risate consegnandoci il cinema che molti conoscono (altri no) in modo inedito e implacabile. Una mecca per René Ferretti, dopo tante brutte cose a cui si è dovuto sottoporre in televisione, che si rivela solo diversamente agonizzante.

Boris - la recensione del film

Boris - la recensione del film

Mi sono lentamente e affettuosamente convinta che scrivo di Boris per questi motivi: sono televisivamente (la più) viziata e corruttibile della redazione, e sono a tratti insidiata dall'“italianità” di Stanis. Della prima ragione vado un pochino più fiera. Poi c’è una terza ragione, la più logica e di pancia, ovvero ho insistito per andare a vederlo (fortuna!).
Boris è un pesce rosso. A non saperlo sono rimasti in pochi perché le tre serie in onda su Fox (dal 2007 al 2010) e il film, di cui stiamo per parlare, lo hanno reso fenomeno. Gli stessi pertanto sapranno anche che è molto di più.

Certo che però fare un film dopo una serie tv di successo - direbbe la signora in ultima fila – è sempre un rischio. Insomma – le risponderebbero - guarda che con Romanzo criminale ha funzionato . Sì – replica - ma lì era accaduto il contrario (dal film alla serie). Questo in breve era per spiegare che c'era preoccupazione maggiore da parte dei sapienti (di Boris sit-com) che degli incoscienti.

Nel passaggio dal piccolo al grande schermo Boris ha adattato la sua anima geniale, ci ha stordito di risate consegnandoci il cinema che molti conoscono (altri no) in modo inedito e implacabile. Una mecca per René Ferretti (Francesco Pannofino), dopo tante brutte cose a cui si è dovuto sottoporre in televisione, che si rivela solo diversamente agonizzante.
Boris – il film sviluppa una storia vera e propria, una storia attorno alla realizzazione di un film. I tre registi (veri) Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, anche sceneggiatori, hanno faticato a sacrificare Stanis La Rochelle che solidarizza con una comunità di barboni, per dar ragione ad una struttura funzionante senza macchiette. Molto più pungente. Hanno faticato anche a non inserire “a cazzo di cane”.
Giacomo, Mattia e Luca: coerenti nel pensare bene e fare bene, nel sostenere sempre l'ironia della sorte (e qualche tragicità vera nel film c'è). Perché le primedonne, le stranezze, i boriosi, le false promesse, gli imprevisti valgono anche per la grandeur del cinema. Quel che emerge con grande talento ironico da Boris è la poca voglia, serpeggiante nel Paese, di costruire qualcosa di bello, di avere ancora un immaginario.

Boris è scritto tenendo conto dell'autenticità, di un progetto pensato finemente, di un pubblico che non vuole essere pilotato (né per ridere né per capire in che tipo di Paese ci si trova), pertanto va oltre. Va oltre nello sguardo vuoto di una strepitosa Corinna (Carolina Crescentini), nella voce sussurrata (perciò impossibile da registrare) dalla diva nevroticamente insicura, nel piglio di Renè Ferretti, nella presenza rassegnata ma affidabile di Alessandro (Alessandro Tiberi) e Arianna (Caterina Guzzanti). Non va oltre nel chiamare in causa ancora il cinepanettone.

Occhi del cuore (la fiction nella fiction) era esilarante nella vuota esecuzione dei suoi attori, nelle meschinità e furbizie della produzione, nella piattezza di luci e inquadrature, nel semplificare a due sole espressioni (basito e sorpreso) ogni possibile contenuto. Per sostenere l'ossimoro il contenitore di Occhi del cuore era curato nel dettaglio, diretto a pensare spesso anche il secondo piano di un'inquadratura. Il fatto che la serie sia rimasta su Fox, senza il salto alla tv generalista (non ancora almeno), è una tutela non una penitenza. Gli autori del film sono gli stessi.

Preso congedo con Boris dall'omologazione e dagli schemi sciocchi, sappiamo per certo che esistono prodotti (non italiani) assolutamente più cinici e crudeli, ma l'Italia ha il freno a mano, bisogna dargli tempo, è più probabile che vedremo prima lo sceneggiato sul giovane Ratzinger che un altro Boris. Però noi abbiamo avuto Medical Dimension e Greg Anatomy (Lillo e Greg), gli Occhi del cuore e Marisa di Casal Lumbroso, bella ma sorda da un orecchio (Paola Cortellesi).
Però abbiamo una certezza, quella dell'”eterno ritorno dell'uguale”. In sala c'è un film scritto dagli autori de "La Casta", che torna di moda quando il libro era già stato di moda, e ora esce Boris, con Pannofino che vuole fare un film impegnato, “La Casta” appunto (anche se poi non ci riuscirà). Sempre fermi e quindi sempre al passo coi tempi, noi.

Adesso dopo avervi convinto che merita, per qualità, lucidità e furore ironico, posso dirvi solo che manca una cosa rispetto alla serie: quel senso di “senza via di scampo” che rendeva il lavoro sul set un tutt'uno con la vita privata, in una fusione confusionale. Questa è una caratteristica più che reale, significativa e forse la più comune anche in altri ambiti lavorativi (meno privilegiati) che non riguardano l'arte (brutta o bella).

Cari (autori), avete goduto di una libertà che bisogna saper sopportare (come dice il saggio papà di Pietro Sermonti), ora non facciamo che questo germe di follia schietta, scorretta e intelligente si esaurisce qui. Dai dai dai.



Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento