Blood Ties - la recensione del film di Guillaume Canet

20 maggio 2013
2.5 di 5

Per la sua opera terza da regista, Guillaume Canet decide di sbarcare oltreoceano, realizzando un remake in lingua inglese del thriller francese Les liens du sang, a sua volta adattamento di un romanzo omonimo.

Blood Ties -  la recensione del film di Guillaume Canet

Per la sua opera terza da regista, Guillaume Canet decide di sbarcare oltreoceano, realizzando un remake in lingua inglese del thriller francese Les liens du sang, a sua volta adattamento di un romanzo omonimo.

Se quel film e quel libro erano ambientati nella Lione degli anni Settanta, il setting temporale rimane lo stesso, ma la cornice è quella di New York: e non sorprende allora, che data l’ambientazione e la trama del film, Canet abbia deciso di sceneggiare a quattro mani assieme a James Gray, con il quale aveva incrociato la sua strada di recente grazie a sua moglie Marion Cotillard.
Blood Ties, infatti, è tutto costruito sul rapporto conflittuale tra due fratelli, uno criminale e l’altro poliziotto, rapporto che non può non far tornare alla mente quello de I padroni della notte diretto dall’americano.
Le analogie tra il cinema di Gray e il film di Canet, però terminano qui.

Il francese si appoggia ad un cast sterminato e di prestigio (Billy Crudup, Clive Owen, James Caan, Zoe Saldana, Mila Kunis, Matthias Schoenaerts, la stessa Cotillard) per dar vita a un’epopea familiare e gangsteristica dilatata in quasi due ore e mezza e nella quale si rintracciano i temi più classici del genere dagli anni Settanta in avanti, infarcendo la narrazioni di citazioni implicite che arrivano a sfiorare perfino Scorsese.

Canet ha molta buona volontà, riesce a rendere scorrevole e non troppo pesante il suo film, ma non dimostra capacità registiche sufficienti per gestire al meglio un’orchestrazione tanto complessa, perdendo il ritmo qui e lì e soprattutto appoggiandosi alle soluzioni di messa in scena più banali e ruffiane. E pecca anche nella direzione degli attori, facendo sì che, ad esempio, Clive Owen risulti gigione e goffo nella sua interpretazione.

Blood Ties risulta così una versione in minore di tanto cinema poliziesco, una versione che guarda con occhi adoranti ai suoi modelli ma di cui né loro né noi sentivamo davvero il bisogno.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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