Black House - recensione del thriller coreano diretto da Shin Terra

24 luglio 2008

Direttamente dall’ultima edizione del Far East Film Fest, debutta nelle sale italiane Black House, thriller dai toni che vanno dallo psicologico allo splatter. Quello di Shin Terra è un solido prodotto di genere, senza troppi guizzi ma superiore a tanti analoghi hollywoodiani.

Black House - recensione del thriller coreano diretto da Shin Terra

Black House - la recensione

Black House, thriller sudcoreano diretto da Shin Terra, è il secondo film che viene tratto in Oriente da un premiato romanzo di Kishi Yusuke. Protagonista di questa storia è un uomo gentile e sensibile, ancora traumatizzato dal suicidio commesso dal fratellino quando erano bambini, una morte di cui si sente parzialmente responsabile. Trovato lavoro come investigatore presso una grande compagnia di assicurazioni, dove ha il compito di svelare tentativi di frode, l’uomo deve indagare su un caso piuttosto strano e per lui delicato: il suicidio di un bambino il cui padre appare fin troppo ansioso d’incassare il premio della sua polizza sulla vita: ma i colpi di scena non sono finiti, e non tutto e tutti sono quello che sembrano.

La Corea del Sud ci ha da anni abituato a thriller solidi e ben realizzati sia dal punto di vista tecnico/artistico che da quello narrativo, e pur non essendo una vetta, Black House è un prodotto di grande solidità, portatore di caratteristiche che lo rendono nel complesso superiore alla media degli analoghi hollywoodiani. Il film di Terra parte come un giallo relativamente tradizionale, per trasformarsi lentamente in un quasi-horror sanguinolento e terminare poi come un thriller psicologico: pur non sempre compattissimo in una narrazione tanto ricca di svolte e pur ammiccando ad Hollywood in certi risvolti dell’impianto complessivo, Black House riesce a gestire le trasformazioni sue e dei suoi personaggi con una fluidità ed una naturalezza che in America sono quasi sconosciute.

Soprattutto nel finale, leggermente troppo dilatato, il film di Terra ha il coraggio di abbracciare in pieno la vena melodrammatica e psicologica che lo ha percorso sotterraneamente fin dall’inizio. Black House culmina infatti nello scontro a due tra il protagonista ed una personalità psicopatica, ovvero nel confronto tra capacità empatiche e assenza totale di sentimenti, lasciando che esplodano tutti i traumi e i conflitti interiori del protagonista, secondo modalità che in Occidente non vengono spesso praticate, per pudore o incapacità

Menzione di merito, come quasi sempre accade nei film coreani, per gli attori protagonisti: il bravissimo caratterista Hwang Jeong-min, già visto nell'ottimo Memories of a Murder e Yu Seon, la stella di Lady Vendetta.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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