Black Block - la recensione del film di Carlo Bachschmidt

07 settembre 2011

In attesa di vedere Diaz, il film di Daniele Vicari, Fandango ha prodotto un documentario dal titolo Black Block che ci riporta indietro fino al 2001, mese di luglio, al G8 di Genova, alla Scuola Diaz e alla Caserma di Bolzaneto.

Black Block - la recensione del film di Carlo Bachschmidt

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Black Block - la recensione del film di Carlo Bachschmidt


In attesa di vedere Diaz, il film di Daniele Vicari, Fandango ha prodotto un documentario dal titolo Black Block che ci riporta indietro fino al 2001, mese di luglio, al G8 di Genova, alla Scuola Diaz e alla Caserma di Bolzaneto. Nomi, luoghi che da anonimi e sconosciuti sono diventati marchi feroci di una delle pagine più nere della storia recente del nostro Paese. Carlo Bachschmidt ha scelto di documentare quelle ore attraverso testimonianze di soli stranieri, a voler raccontare quei fatti come vicenda global per eccellenza. Uno scontro frontale fra il potere, o meglio una sua deriva criminale e un gruppo di rappresentanti di quel fenomeno che verrà identificato come no global. Lingue diverse a rappresentare persone diverse, per formazione politica, sociale, per tutto. Persone che in quelle ore si ritrovarono e si scoprirono a Genova.

Persone un po' ingenue e utopiste come Muli, un ragazzo tedesco, che conosciamo nella sua quotidianità odierna a Berlino, che dice frasi come questa: "Se c’è una cosa che la polizia non è riuscita ad ottenere è il farmi mollare tutto. Si può dire che abbiano ottenuto il contrario. Io non posso né voglio ritirarmi e condurre una vita borghese. Non ne ho alcuna voglia". Termine sintomatico: ritirata. Perché forse a Genova si è compiuta l'ultima guerra del secolo, non dichiarata, quella fra ideologie fuori tempo massimo e istituzioni a loro volta figlie di quella guerra ideologica.

Black Block inizia con una dichiarazione dell'allora Capo della Polizia Gianni De Gennaro, prosegue con alcune immagini di repertorio, per poi lasciar spazio nella sua parte centrale ai volti e alle storie dei protagonisti. Qui sono loro gli attori, senza altre immagini a distrarci, ci si concentra sui loro racconti e si viene coinvolti dalla loro pacatezza, dai loro racconti dettagliati, dai loro piccoli e grandi cedimenti all'emozione. Merito del film è aver scelto bene i propri volti, le loro storie personali, di raccontare non l'evento in sé nel suo impatto pubblico, ma di come abbia cambiato la vita di singole persone, che infatti ci mostra con tanto di biografia, per toglierle dalla folla di quei giorni e dare un’identità a testimoni per caso di un buco nero della legalità senza eroi.

10 anni sono passati, delle condanne sono state confermate in appello, 85 anni di carcere totali per 25 persone, ma è stata l'ennesima conferma di come il nostro Paese faccia tanta fatica a generare anticorpi che possano sanare ferite e piaghe che così rischiano di non rimarginarsi. A Genova come altrove.


Covenzione dell'ONU contro la tortura. Art. 1.

La tortura è "qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla od esercitare pressioni su di lei o di intimidire od esercitare pressioni su una terza persona, o per qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale".



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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