Biancaneve e il cacciatore - la nostra recensione del film con Kristen Stewart

09 luglio 2012
3 di 5

Tetro dove può, ambizioso con misura (venendo dopo molti altri), Biancaneve e il cacciatore centra i caratteri (un po’ meno i trascorsi di ognuno di loro) ma soprattutto le tentazioni


Guardala come una favola e prendi la faccenda seriamente. Non si ride del bene e del male quando c’è di mezzo una terra caduta in disgrazia e la persona più bella del regno che può cambiarne le sorti. Rupert Sanders alle prese con Biancaneve non percorre la strada del buffo (dei nani o dell’ostinata matrigna), quanto quella della provvidenza (Biancaneve ha un compito che nessun altro può accollarsi).

Con gli occhi di un esordiente nel cinema a cui sono stati dati grandi mezzi e una ragazza molto amata (
Kristen Stewart), Biancaneve e il cacciatore si compone di molte e interessanti aggiunte, deviazioni e derivazioni. Il film ha la forza di una lettura non attualizzata ma certamente contemporanea, perché le passioni tradizionali, epiche, fantasy e oscure del racconto, e di Sanders, sono motivo moderno di spettacolo e originalità, laddove il marcato confine tra bene e male, amore e odio, possibile e impossibile, viene lasciato intatto, non aggiornato (come solo nell’atemporalità delle fiabe).
Ricomposta ancora una volta per noi, Snow White resta pura e dolce, damigella ancora in pericolo, ma dotata di calma, inesperienza e coraggio. Lei, dopo aver trovato una via di fuga nel bosco prende coscienza della missione: il suo cuore, desiderato da una donna malvagia, è l’unico tanto forte e risoluto da sfidarla ‘per sempre’.

Trovando un sacco di appoggi e sedute comode nei lati bui della storia, nella fantasia (filmica) di paesaggi, creature mostruose o benedette, e illusioni da predestinati, l’avventura di Biancaneve cambia aspetto, pesi e misure. Molto più cacciatore (statuario maestro d’armi, consolato dall’alcol), poco principe, otto nani (attori da collezione tra cui Bob Hoskins) e una matrigna/strega/seduttrice sofferente acuta di vecchiaia, inganni e potere (come solo Charlize Theron poteva farci credere). In una terra avvizzita dalla crudeltà e brulla di buoni sentimenti Biancaneve rimane tale, non cedendo alla vanità e al cinismo di molte moderne guerriere salva-mondo. Abbindolata dal triangolo amoroso, resiste per il più importante faccia a faccia con la nemica, che prosciuga corpi giovani senza sosta e pietà.

Tetro dove può, ambizioso con misura (venendo dopo molti altri), Biancaneve e il cacciatore centra i caratteri (un po’ meno i trascorsi di ognuno di loro) ma soprattutto le tentazioni: la mela certo, cervi bianchi e armate oscure, la “Bella” inconsapevole e una dominatrice che rassoda le sue forme nel latte prima di dissolversi in corvacci neri.
Biancaneve (e il cacciatore) come tutte le fiabe non soffre di vecchiaia e ha una morale, contaminata dall’immaginazione di Sanders: le fanciulle di oggi hanno fegato, portano i fuseaux sotto la gonna, si fanno aiutare da uomini sia alti che bassi, ma poi scelgono da sole per il meglio.



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