Benvenuto Presidente! - la recensione del film con Claudio Bisio e Kasia Smutniak

18 marzo 2013
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Claudio Bisio è protagonista della commedia diretta da Riccardo Milani

Benvenuto Presidente! - la recensione del film con Claudio Bisio e Kasia Smutniak

Il fatto che il cinema italiano stia riprendendo l’abitudine di parlare della nostra società in tempo reale è sicuramente una buona notizia. Dopo Il divo vari film recenti, spesso in chiave comica, hanno rappresentato la crisi che stiamo vivendo: etica e sociale ancor prima che politica o economica. Il problema è che siamo ancora ben lontani dalla cattiveria salutare dell’epoca d’oro del nostro cinema. Insomma di nuovi Rosi, ma anche di nuovi Monicelli, non si vede traccia all’orizzonte.

Benvenuto Presidente! prova a catturare lo spirito del tempo, la disillusione profonda degli italiani verso la loro classe politica, con il racconto di un bibliotecario di montagna, precario, che viene eletto per cialtroneria dei parlamentari Presidente della Repubblica e che, dopo un primo momento in cui pensa di rinunciare, accetta il ruolo mettendo in atto una politica rivoluzionaria fatta di trasparenza e di rispetto delle regole.

Lasciando da parte la poco verosimile latitanza del governo e la Repubblica improvvisamente diventata Presidenziale, il pensiero di molti è andato a Beppe Grillo e al MoVimento 5 Stelle, quasi che chiunque di questi tempi invochi una politica etica debba per forza far parte di quel movimento, quando evidentemente la sceneggiatura di Fabio Bonifacci, scritta tre anni fa, rimanda a modelli ben diversi. Il riferimento, infatti, è piuttosto quello della classica commedia su un uomo comune alle prese con un compito piovuto dal cielo e più grande di lui. Per dirla con Bisio, ad un film come Dave - Presidente per un giorno.

L’inizio sospeso e un po’ favolistico, tra Benigni e Chaplin, con un Candide catapultato al Quirinale alle prese con il crudo realismo della politica, poteva generare un corto circuito imprevedibile. Nei fatti, però, il film si lascia andare presto ad una deriva farsesca e fracassona che finisce per stancare e far rimpiangere il film che sarebbe potuto essere. Il bravo Claudio Bisio tende a caricare eccessivamente il suo personaggio, cosa che accade anche per altri ruoli, mentre tra i ritratti riusciti ci sono i “poteri forti” impersonificati e il grande vecchio, il signor Fausto, interpretato da Gianni Cavina. Questi ultimi sono protagonisti di una sotto trama interessante, quasi un omaggio feroce e vintage ai depistaggi e all'atmosfera cupa degli anni '70.

Fuori tempo massimo arriva poi una tirata finale. Un invito ad un esame di coscienza di ognuno di noi che non si limiti all’invettiva che, pur condivisibile, suona retorico elemento equilibratore per un film spesso sull’orlo di una deriva populista.

 

 



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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