Benvenuti in casa Esposito - la recensione

23 settembre 2021
3 di 5

Arriva al cinema il terzo film diretto da Gianluca Ansanelli, Benvenuti in casa Esposito, ispirato al libro omonimo di Pino Imperatore. Una commedia esile ma divertente e molto ben interpretata. La recensione di Daniela Catelli.

Benvenuti in casa Esposito - la recensione

Per una singolare coincidenza, quest'anno sono uscite ben due commedie italiane di ambientazione regionale che mettono alla berlina la malavita nazionale, una siciliana, School of Mafia e questa napoletana, Benvenuti in casa Esposito. Due film molto diversi come stile, che hanno però alla base lo stesso tema, ovvero il rapporto tra figli e genitori decisamente ingombranti, raccontato in modo paradossale e comico, ma alla fine anche sincero. Nel film di Gianluca Ansanelli, sua terza regia a cinque anni da Troppo napoletano, al centro c'è il figlio “degenere” di un boss della camorra, Tonino, così incapace di comportarsi da vero guappo da ledere il buon nome della “famiglia”, tanto che il padre defunto ha lasciato il suo impero al più adatto Don Pietro De Luca, un boss esibizionista e spendaccione che si è impegnato a fornire all'erede naturale un sussidio mensile, che giustifica con l'affidargli incarichi “facili” che Tonino puntualmente fallisce. Troppo buono per questa vita, non vede però un'alternativa, finché la frequentazione della figlia con il figlio di una magistrato non gli apre gli occhi, la testa e il cuore.

Alla storia tratta dal libro di Pino Imperatore, Ansanelli aggiunge proprio questa sottotrama per legare insieme quella che altrimenti sarebbe solo una serie di divertenti scenette, ma in questi casi più che sulla sceneggiatura ci si concentra sui personaggi, veri e propri caratteri che attingono alla grande tradizione delle maschere partenopee. Funziona molto bene il duetto tra Tonino e il suo braccio destro Enzuccio, il giovane e già rodato Antonio Orefice, che fa da perfetta spalla al protagonista, interpretato da Giovanni Esposito, che conosciamo come uno dei più bravi caratteristi del nostro cinema e qui compie egregiamente il passaggio dal carattere al personaggio, dimostrando da vero showman di sapere non solo ballare e cantare (vedi il numero “E latitanza sia”, del cantante fantasma Enzo Savastano) ma anche dosare le forze per correre sulla distanza coprendo l'intero arco di un personaggio sfaccettato, senza sparare la sua performance in un singolo scatto da centometrista, per riprendere una metafora sportiva usata proprio dal regista.

La forza di Benvenuti in casa Esposito sta proprio nel cast, dalla voce narrante "in carne e ossa" di Peppe Lanzetta, un boss che durante un lauto pranzo a scrocco coi suoi sodali racconta la vicenda, a Nunzia Schiano e Salvatore Misticone, i suoceri tutto sommato contenti di vivere nel lusso pacchiano comprato con soldi non guadagnati, fino ad Antonia Truppo nel ruolo della moglie. Calibrato ed efficace come sempre Francesco di Leva alle prese con un personaggio di boss per una volta non tragico, che può prendere in giro con classe. Il resto lo fa Napoli, coi suoi luoghi comuni con cui si scherza ma a cui in fondo siamo affezionati, dalla mozzarella alle sfogliatelle, protagonista di momenti esilaranti come quando Tonino cerca di spiegare al narcotrafficante ospite che in città c'è meno criminalità di un tempo, per vedersi derubato subito dopo.  Ben giocato anche il messaggio whatsapp per il boss che Tonino detta ad Antonio, rilettura contemporanea della (e omaggio alla) celebre lettera di Totò, Peppino e la malafemmina e a quella di Troisi e Benigni in Non ci resta che piangere. Suggestive le scene nel cimitero delle Fontanelle, coi dialoghi di Tonino col teschio del Capitano spagnolo che ha scelto come padre putativo, e a cui confessa la propria inadeguatezza.

Insomma, ce n'é abbastanza per godere della visione nonostante l'esilità della trama e per rallegrarsi di rivedere sullo schermo l'altra faccia, quella bella  e sorridente, di una città unica al mondo.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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