Benvenuti a casa mia: recensione della commedia francese con Christian Clavier

07 marzo 2018
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Un intellettuale benpensante che accoglie una famiglia ROM nel giardino di casa.

Benvenuti a casa mia: recensione della commedia francese con Christian Clavier

Progressisti a parole, ma non nei fatti. Curiosamente escono nelle sale quasi contemporaneamente due commedie che raccontano di un benpensante tollerante a parole, meno quando si trova coinvolto in primo persona. Se in Puoi baciare lo sposo Diego Abatantuono alla fine fa prevalere l’amore per il figlio omosessuale che vuole sposarsi, nel meno conciliato e più sopra le righe Benvenuti a casa mia le cose si sviluppano in maniera molto meno lineare.

Christian Clavier è conosciuto in Italia più che altro per il ruolo memorabile di Jean Cojon ne I visitatori e per un paio di Asterix. La sua fisicità non è lontana da quella del comico milanese, così come la carriera comica, seppure in chiave borghese e gollista. Questa volta indossa i panni per lui inusuali di un intellettuale di sinistra, ma con il villone con piscina nel quartiere giusto, e qui siamo su territori decisamente più usuali. Durante un dibattito televisivo per promuovere il suo libro, pieno di tesi sull’accoglienza, viene provocato da un suo rivale di estrema destra ad accogliere in casa lui una famiglia Rom. Ovviamente la cosa avverrà, con dei fracassoni e molto caricaturali nomadi provenienti dalla Romania che suonano alla porta. Oddio, in realtà loro sarebbero molto volentieri stanziali, magari con una bella casa. Per ora si piazzano con la roulotte nel giardino, ma presto si integreranno così bene da superare la soglia di casa e quella del razzismo medio.

La regia è di Philippe de Chauveron, che torna a dirigere Clavier in una commedia sul multiculturalismo dopo Non sposate le mie figlie!, un successo anche dalle nostre parti che l’anno prossimo avrà un sequel. A costo di qualche declinazione escatologica, la commedia di de Chauveron ha una dose di perfidia non comune nel genere, non si ferma davanti al politicamente corretto e non fa prigionieri, specie fra i Bobo (borghesi bohémien), così ossessionati dalla tutela della sfera dell’intimo, spiazzati e disarmati del loro eloquio forbito quando si tratta di passare all’azione. La disfida fra intellettuali di opposto schieramento, poi, è tipica di una cultura, quella francese, in cui i pensatori, addirittura i filosofi, hanno (ancora) un ruolo importante nel dibattito pubblico, perfino programmi radiofonici su canali nazionali dedicati esclusivamente alla riflessione filosofica.

Il doppiaggio italiano presenta un Magalli a suo agio nel dar voce al protagonista, anche grazie al miglior direttore di doppiaggio sulla piazza, Francesco Vairano.

Benvenuti a casa mia è una satira sul moralismo di chi si crede senza peccato, non molto divertente, ma caustica, in cui tutti trovano il modo per sentirsi migliori degli altri, in cui ogni gruppo sociale ne trova un altro più in basso nella piramide su cui scaricare le frustrazioni subite da quello appena più in alto. C’è il maggiordomo indiano che insulta quegli zozzoni dei Rom, ma in fondo anche i borghesissimi padroni di casa, i quali liquidano la questione con un laconico e feroce ‘sono abituati alle caste’. Insomma, una totale confusione in cui si parla senza pensare e si agisce come istinto, una vera metafora dell’epoca dei social media. Meno male che ci sono gli adolescenti, a cui non frega niente, se non innamorarsi e fare sesso. 



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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