Barbara, la recensione del film di Mathieu Amalric presentato al Festival di Cannes 2017

19 maggio 2017
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Il film che ha aperto la sezione Un Certain Regard.

Barbara, la recensione del film di Mathieu Amalric presentato al Festival di Cannes 2017

Ci sono dei modi, per omaggiare le icone del passato, che vanno oltre la tradizionale concezione di biopic: basta saperlo fare.
Mathieu Amalric è uno di quelli che lo sa fare, e che probabilmente non avrebbe saputo fare altrimenti.
La Barbara del suo nuovo film da regista è l'omonima cantautrice e attrice che in Francia è un mito, al pari di Brassens, del Jacques Brel con cui ha tanto collaborato, di Serge Gaisbourg.
E la Barbara del film non è lei, quella vera, ma quella interpretata da un attrice in un film nel film, e quell'attrice nella realtà è Jeanne Balibar, autrice di una performance mostruosa, straordinaria, per intensità e mimesi.

Barbara, allora, racconta di un film su Barbara. E vita e opere della cantante sono tanto importanti per Amalric quanto quello che avviene su un altro piano: quello dell'interpretazione, quello del processo complesso di prove e di immedesimazioni e sovrapposizioni di un'attrice chiamata a vestire i panni di un personaggio realmente esistito.
Amalric volta le spalle alla semplicità e abbraccia la complessità, con tutte le sue insidie e le sue contraddizioni, incurante della logica tradizionale e accarezzando anzi con affetto e coraggio gli incastri imperfetti dei tre piani che racconta: quello della vera Barbara, quello dell'attrice che la deve interpretare, quello del suo film e della Balibar.

Più che un ritratto, un mosaico fatto di frammenti e impressioni. Più che un film, una serie di appunti sull'arte, sul cinema, sulla vita, sulle loro sovrapposizioni.
Accompagnato dalla musica e dalla voce della cantante, Barbara mescola i piani, mimetizza le immagini di repertorio in quelle da lui girate, rendendo non tanto impossibile quanto ininfluente distinguerle.
Come il regista del film nel film - che è lo stesso Amalric, che con la Balibar è stato a lungo sentimentalmente legato, tanto per complicare un po' le cose - è incapace di distinguere il film su Barbara dal suo vissuto su Barbara, così l'interprete diventa l'interpretata, e la Balibar diventa entrambe, e sé stessa.

Un gioco? Un intellettualismo? Un tentativo godardiano?
Forse sì, forse tutte queste tre cose messe assieme.
Il fascino dell'operazione è innegabile, anche se non sempre, e non fino in fondo, si accettando di buon grado le mille deviazioni, le schegge e i riflessi, la mancanza ostentata di unitarietà che Amalric ha scelto come chiave unica possibile per immergersi nel mistero di Barbara e della sua arte.

Barbara
Il trailer del film, versione originale - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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