Bacurau Recensione

Titolo originale: Bacurau

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Bacurau: recensione del film brasiliano di Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles in concorso al Festival di Cannes 2019

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Bacurau: recensione del film brasiliano di Kleber Mendonça Filho & Juliano Dornelles in concorso al Festival di Cannes 2019

Bacurau è un villaggio sperduto da qualche parte a overt del Pernambuco, in Brasile. Anche qualcosa meno di un villaggio: una via, qualche casa, una scuola, una chiesa. È lì che torna la giovane Teresa, per il funerale della nonna 94enne, la più anziana di quel posto sperduto. Sulla strada verso casa, s’imbatte in un incidente mortale tra un mezzo a due ruote e un camion carico di bare. Di fronte alla salma della nonna, dira: “È il secondo cadavere che vedo oggi”: ma non sarà di certo l’unico che vedrà, e noi con lei, nel corso del film diretto da Kleber Mendonça Filho assieme a Juliano Dornelles.

Tornato a Cannes in concorso tre anni dopo Aquarius, col quale ero stato forse ai tempi troppo severo, Mendonça Filho porta con sé il meglio di quel film - la forza delle immagini, la vena sottilmente surrealista che emergeva sempre più, la voglia di essere cinema politico fuori dalle regole del cinema politico - e lo mescola al genere: western e thriller, soprattutto.
Perché in Bacurau strane cose iniziano ad accadere nel villaggio omonimo poco dopo la morte della matriarca: nelle mappe online non se ne trova più traccia, i telefoni cellulari smettono di funzionare, strani stranieri (anche gringos) fanno la loro apparizione, e del sangue viene versato.

Le cose non sono mai quello che sembrano, a Bacurau - nemmeno i dischi volanti, il che è tutto dire - ma una cosa è certa: il villaggio è sotto assedio, va difeso, e i suoi abitanti - dal mite professor Plinio, papà di Teresa, fino al gangster locale, passando per i menestrelli, le prostitute, le dottoresse, le titolari di emporio e i bambini che rappresentano la colorata e sorridente fauna locale, e che sintetizzano in maniera stilizzata e volutamente stereotipata la popolazione brasiliana nel suo complesso - sono pronti a farlo. Perfino con l’aiuto di qualche sostanza psicotropa.

Mendonça Filho e Dornelles raccontano senza indulgenza o romanticherie il placido idillio del villaggio, così come non eccede in compiaciute ruvidità quando si tratta di rappresentare in maniera esplicita la violenza. Ci sono sempre dell’ironia e del disincanto, in Bacurau, mai eccessivi, che vanno di pari passo con la voglia (e la capacità) dei registi di gestire il dettaglio strambo, la stranezza spiazzante, la piccola provocazione estetica o narrativa, o nelle scelte di accompagnamento musicale. Tutto nel segno di una libertà espressiva assoluta e allucinata, anarchica sì rispetto a canoni e regole, ma mai disordinata, né urlata

Certo, il quadro politico è ben chiaro, forse fin troppo: con la connivenza della laida e sordida politica locale, gli Stati Uniti (o chi per loro) utilizzano il Brasile come parco giochi e i brasiliani come carne da macello; ma hanno sottovalutato la storia e le risorse di un popolo che ne ha passate e fatte di cotte e di crude, e che solo in apparenza è abbandonato passivamente alla mollezza dell’esistenza.
A Bacurau, invece, ci si abbandona con grande piacere, perché alla fine chi se ne importa (o quasi) della politica , quando sta dentro un film che intriga, cattura, diverte e soprende, tenendo alta l’attenzione senza facili trucchetti, e con la voglia di usare il cinema in maniera così libera e sinceramente anticonvenzionale.

Bacurau
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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