Autumn in New York: recensione del film romantico con Richard Gere e Winona Ryder

09 marzo 2020
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Un amore grande, una città spettacolare, un ostacolo, qualche lacrima e tanta emozione.

Autumn in New York: recensione del film romantico con Richard Gere e Winona Ryder

Prima dell'arrivo di Autumn in New York nelle sale USA, ai critici fu impedito di vederlo. Allora come oggi, in particolare nei film incentrati su storie d'amore travagliate, si temeva lo spoiler, e anche se Richard Gere e Winona Ryder si opposero alla scelta della MGM, temendo che in qualche modo nuocesse al melò della regista asiatica Joan Chen, non ci fu nulla da fare. Nemmeno noi vogliamo guastare l'effetto sorpresa e ci limitiamo a dire che, per definizione, quando una passione incontra ostacoli difficilmente superabili, la trama del film che la racconta diventa intrigante, la tensione sale e la tristezza si fa strada contribuendo alla sospensione dell’incredulità. Autumn in New York , però, non fa spudoratamente leva sulla commozione e il dolore, non inganna furbescamente né ricatta emotivamente lo spettatore, non induce al consumo smodato di fazzoletti né mostra i personaggi in gramaglie. No, come Will e Charlotte, il film accetta la realtà e proclama il suo personalissimo carpe diem.

Di furbo, se di furbizia possiamo parlare, Autumn in New York ha l'idea di sfruttare il rinnovato (o forse mai tramontato) successo di un Richard Gere brizzolato ridiventato icona sexy grazie a Pretty Woman e giudicato da People, proprio nel 1990, l'uomo più sexy del pianeta. Il film gli consacra quasi ogni singola inquadratura, ma non rende giustizia al suo personaggio (almeno all'inizio) perché il Peter Pan un po’ fuori tempo massimo toccato in sorte all’attore è uno di quei donnaioli che non hanno l’astuzia di un Don Giovanni e forse nemmeno l'intelligenza luciferina. Will, che pure fa lo chef di un ristorante ma non indossa la sempre seducente divisa da cuoco, snocciola infatti le classiche frasi da seduttore seriale, quelle che però, ormai, si leggono sui fotoromanzi (esistono ancora?) e spingono ogni donna alla fuga repentina. Sembra un po’ il Mr. Big di Sex and the City l'uomo con l'autista che regala abiti eleganti e prepara pietanze con parmigiano rigorosamente italiano a scaglie e insalatine di quelle che, alla fine degli anni '90, si trovavano solo in un mega-alimentari italiano sulla Sesta Strada. E tuttavia è in riferimenti del genere, se ci pensiamo, che risiede l'appeal di Autumn in New York, che, a distanza di 20 anni, ci conquista con l'effetto nostalgia: nostalgia delle Torri Gemelle, in primis, inquadrate a più riprese.

Ecco, il personaggio più bello del racconto è senza dubbio la città che non dorme mai, la Grande Mela così ce la ricordiamo dai film di Woody Allen e di Nora Ephron, e quindi con la pista di pattinaggio sul ghiaccio davanti al Rockfeller Center, i terrazzi dell’Upper East Side, le case più basse del Greenwich Village con le loro scale dalle ringhiere di ferro. E poi c’è l’autunno, l’autunno a Central Park, con le sue foglie gialle e soprattutto rosse. E se Gere è da togliere il fiato nonostante quel taglio di capelli che da fin da All'ultimo respiro raramente lo ha abbandonato, la Ryder è semplicemente deliziosa col suo musetto da cerbiatto e un personaggio che non ha mai paura di amare, che intuisce anche le emozioni degli altri e che soprattutto sa perdonare.

Chi vide il film nel '90, si meravigliò un po’ per la differenza d'età che intercorreva fra Charlotte (di anni 22) e Will (di anni 48), tanto più che la mamma di Charlotte aveva avuto a che fare con il cuoco sciupafemmine. A ripensarci in tempi di cougar e di toy boy (ma anche di rinnovati pigmalioni), la cosa un po’ stupisce, ma per gli irriducibili bacchettoni del presente Autumn in New York ha un messaggio importante, visto che invita a vivere l'amore in pieno infischiandosene delle differenze, del giudizio altrui, degli scheletri nell’armadio e della paura di dire apertamente ciò che si prova. Will e Charlotte insegnano che il personaggio di Anthony La Paglia ha torto quando sostiene che "esistono solo due storie d'amore possibili: quelle in cui lui perde lei e lei perde lui" e ci spingono a cercare l'uomo o la donna della nostra vita senza mai arrenderci.

Ancora una ragione per vedere il film: una giovanissima Vera Farmiga, bella che più bella non si può.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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