Atlantique Recensione

Titolo originale: Atlantique

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Atlantique: la recensione dell'opera prima di Mati Diop in concorso al Festival di Cannes 2019

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Atlantique: la recensione dell'opera prima di Mati Diop in concorso al Festival di Cannes 2019

C’è un avveniristico grattacielo che affaccia sull’Oceano Atlantico, nei sobborghi di Dakar. Un po’ Norman Foster, un po’ Zaha Hadid. Un simbolo della tensione del Senegal verso il futuro, certamente: ma la tensione è utopica, e anche un po’ ipocrita. Perché alle sue pendici, i lavoratori dei cantieri edili circostanti continuano a essere sfruttati; perché le giovani ragazze di Dakar continuano a subire matrimoni imposti; perché per molti, il futuro sta oltre quel mare immenso, da attraversare in barca, anche se non si sa navigare.
Chi lavora e non viene pagato è Suleiman. Chi è costretta a sposare Omar, ma ama Suleiman, è Ada. Suleiman e Ada, giovani, belli, innamorati. Separati dal bisogno, e dalla morte, perché l’Atlantico diverrà la tomba del ragazzo e dei suoi amici, ma uniti nuovamente dall’amore e dalla forza degli spiriti. Dei jinn della tradizione islamica.

Prima donna nera (ma a metà: la mamma è bianca) a presentare un film in concorso a Cannes, e alla sua opera prima dopo tanti corti e mediometraggi, Mati Diop sa bene cosa vuole raccontare, e quali immagini utilizzare. Si trova un po’ in difficoltà quando si tratta di mettere le cose assieme, e di far progredire il racconto non solo con le inquadrature e la fotografia, ma attraverso l’intreccio e i dialoghi.
I suoi peccati però sono tutti d’ingenuità, o legati a un eccesso di buona volontà, ma mai d’arroganza o supponenza. D’altronde, la ragazza ha sempre avuto la testa ben piantata sulle spalle, e una recente e bella intervista rilasciata all’Hollywood Reporter sta lì a dimostrarlo: “Quello che rappresento va oltre la mia persona, e non mi appartiene,” diceva, “voglio che il film sia preso per quello che è, e non per quello che rappresento.”

Cos’è allora Atlantique? È la storia di un amore che, anche se per una sola notte, supera la morte, ma anche la fotografia di una realtà. Una storia fantastica di vendetta, dove le anime dei defunti tornano possedendo i corpi dei vivi per chiedere giustizia, e quello che gli spetta.
È, forse sopra ogni cosa, la storia d’emancipazione di una giovane donna che impara a diventare padrona della sua vita, e di quel futuro che non passa certo per i grattacieli di vetro e acciaio, ma dalle tradizioni antiche, dalle piccole e grandi conquiste d’indipendenza, dalla libertà di compiere scelte in autonomia, usando il cuore e la testa.
E chissà, forse per Mati Diop Ada è il Senegal tutto.
Di certo lei le sue scelte le ha fatte, e al (suo) futuro guarda esattamente con la serena determinazione che ha la sua protagonista nel finale di Atlantique. Aspettiamo di vedere se sarà capace di dare una struttura più solida e stabile al suo prossimo film.

Atlantique
Clip Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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