Asako I & II Recensione

Titolo originale: Netemo sametemo

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Netemo sametemo: recensione della parabola romantica di Asako e del suo duplice amore in concorso a Cannes 2018

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Netemo sametemo: recensione della parabola romantica di Asako e del suo duplice amore in concorso a Cannes 2018

Un nuova generazione di registi giapponesi si è affacciata negli ultimi anni nei grandi festival occidentali. Fra questi sta rapidamente ottenendo considerazione il quarantenne Ryusuke Hamaguchi, tre anni fa premiato a Locarno con il suo torrenziale Happy Hour. Un’attenzione che ha facilitato la selezione in concorso di questo Netemo sametemo, Asako I & II, ancora un dittico, una struttura duplice per la vicenda di una ragazza, il cui primo amore improvvisamente un giorno sparisce. Due anni dopo si trasferisce da Osaka a Tokyo, dove inizia una storia d’amore con un altro ragazzo, somigliante come una goccia d’acqua all’altro. 

Il doppio non è soltanto uno stratagemma palese ed esplicito qui per Hamaguchi, ma anche l’occasione per giungere, più in profondità e in maniera meno sfrontata, alla scoperta della schizofrenia che l’innamoramento porta con sé: una magia che si tramuta in maledizione, non fosse che per la sua natura transitoria, per il suo portare in germe, almeno in potenza, la fine nel momento in cui inizia. Ogni decisione diventa cruciale e figlia di un passato talvolta non superato, ma dare una nuova direzione alla propria vita, magari partire verso la capitale senza ben sapere cosa si voglia fare, diventa difficile per un carattere non ben formato come quello di Asako, all’interno di una giovinezza vissuta con grande timidezza e ritrosia per ogni manifestazione eclatante dei propri sentimenti.

Girato con grande semplicità, e con il rigore di un rituale sentimentale in Giappone legato ancora a gesti di elegante formalità, forse ancora più per i giovani che per la generazione dei loro genitori, il film segue una vita quotidiana priva di grandi eventi, ma raccontati con precisione. Fino all’esplosione inattesa, all’equilibrio sconvolto da un colpo di scena, una debolezza, una scelta coraggiosa imprevista. Tratto da un romanzo di Tomoka Shibasaki, ingloba nei suoi dieci anni di svolgimento anche il disastroso terremoto (e conseguente tsunami) che ha sconvolto il Giappone evidenziando una spaccatura letterale nel paese, l’ostinata riproposizione di una normalità anche banale, all’interno di una società incapace di maturare la consapevolezza di dover fare i conti con il rischio, con l’eccezionalità. 

Al servizio di una tale consapevolezza, Hamaguchi disegna invece la sua giovane eroina improbabile, dolce ma anche irritante quando si fa guidare dall’istinto non meditato. Tutto intorno il mondo cambia, lo stesso Giappone è stato sconvolto nella sua pretesa efficienza, ma nelle sue città e nelle campagne il normale e l’eccezionale faticano a convivere, parlando di un evento naturale come di un amore che si conclude. Asako vive le sue giornate lavorando in un caffé, coccolando il suo gatto, restando poi in casa quando la sua relazione con il fidanzato glielo permette, frequentando pochi amici selezionati e amando visitare mostre di quadri. Un film di piccole accortezze e grandi gesti inattesi, ipnotico nel suo proporre un mondo conciliato solo in superficie, con una gioventù che ha difficoltà a vivere in pieno i propri sentimenti e condividere incertezze e fragilità.



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