Aquarius: la recensione del film del brasiliano Kleber Mendonça Filho in concorso al Festival di Cannes 2016

17 maggio 2016
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Passato e presente si scontrano, ma non fanno scintille, in questo film che vede protagonista Sonia Braga.

Aquarius: la recensione del film del brasiliano Kleber Mendonça Filho in concorso al Festival di Cannes 2016

Aquarius, che è il titolo di questo film del brasiliano Kleber Mendonça Filho, è anche il nome del palazzo su un lungomare di Recife dove abita da sempre il personaggio di Sonia Braga: Donna Clara, benestante giornalista musicale 65enne che in un passato fattoci conoscere da un incipit ambientato nel 1980, è sopravvissuta a un tumore al seno. Abita lì, Clara, e oramai è l'unica, e la società di costruzioni proprietaria dell'immobile non vede l'ora di buttarla fuori, con qualunque mezzo o quasi, per poter demolire e ricostruire un condominio più lucrativo.

Che però quella di Aquarius sia la storia di un thriller immobiliare che è anche politico, legato al braccio di ferro tra la sua ferma volontà di rimanere dov'è e chi vorrebbe farla sloggiare, emerge pienamente relativamente tardi lungo le 2 ore e venti minuti di durata del film.
Tanto pienamente, però, da sommergere quasi completamente quella di una persona che ha ancora a cuore il senso della memoria e del ricordo, una donna legata quasi feticisticamente agli oggetti e alle cose del suo passato, con quella casa piena di vinili che sono “messaggi nella bottiglia” irrinunciabili (sebbene lei ascolti anche gli mp3), con quella credenza che ha una storia più antica della sua, spiegata all'inizio del film con una delle tante, un po' inspiegabili, digressioni sessuali inserite dal regista, con le foto del passato che mostra a figli e nipoti.

Incerto tra la sua identità di thriller di denuncia e film sulla nostalgia, senza essere realmente completo e compiuto nell'uno o nell'altro aspetto, Aquarius avanza farraginoso, discontinuo cambiando pelle con eccessiva lentezza, costellato di canzonette che sanno di puntelli narrativi e appesantito da tutta una serie di scelte formali che per Mendonça Filho vorrebbero essere libere estrosità, e che invece hanno quasi l'aspetto di sgraziature. E lo scontro tra i valori dei bei tempi andati e la rapacità di quelli attuali non produce mai vere scintille.

Verrebbe quasi da dire che è un peccato, perché quello interpretato da Sonia Braga è un personaggio interessante e ben costruito, anche se forse non simpaticissimo, con la tranquillità che mostra nell'affrontare la sua vita di pensionata, il suo amore caldo e sincero per la famiglia, la determinazione che dimostra nel tenere il punto su quanto ritiene irrinunciabile: la sua casa, che è la sua storia e il suo passato.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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