Appaloosa - la recensione del western diretto e interpretato da Ed Harris

15 gennaio 2009

Anche al Festival di Roma si affaccia il western. Appaloosa, opera seconda di Ed Harris regista, è un film che abbraccia con orgoglio la tradizione più classica del genere e vi si attiene senza voler innovare o aggiornare nulla.

Appaloosa - la recensione del western diretto e interpretato da Ed Harris

Appaloosa - la recensione

Dopo Terra di confine, l’America del cinema pare aver riscoperto il western, genere che si va sempre più spesso riaffacciando alla ribalta delle sale e dei festival. Riscoperta che ora passa anche per l’opera seconda da regista di Ed Harris, Appaloosa. Quello di Harris (anche co-sceneggiatore e protagonista insieme all’amico Viggo Mortensen) è un film che, a differenza di operazioni come quelle  recenti di Caccia spietata, The Proposition o L’assassinio di Jesse James, non s’interessa minimamente ad una rilettura del genere in chiave evolutiva o differenziale ma che, ancor più di Quel treno per Yuma di Mangold, abbraccia la tradizione e vi si appoggia completamente.

In Appaloosa ci sono tutti i personaggi e le situazioni del western più classico: la città senza legge, il perfido proprietario terriero e i suoi scagnozzi, i pistoleri al servizio della legge o di chi non la rispetta, gli indiani, i baristi e i duelli, le cavalcate e le lunghe attese, la sierra e l'accampamento. La materia narrativa composta da questo agglomerato di personaggi e situazioni viene poi declinata secondo modalità estremamente classiche, alle quali viene aggiunto solo il sale di un umorismo ironico che a tratti fa deragliare (ma solo momentaneamente) il film dai binari di un solido e rassicurante tradizionalismo. Il film di Harris avanza così cavalcando sicuro e fludo, saldamente piazzato sulla sella della classicità, evitando di prendere troppo rischi.

C’è assai poco che si possa definire oggettivamente malriuscito, in Appaloosa. Ma altrettanto oggettivamente va sottolineato come al film manchino sia il respiro ampio ed epico di un altro classicista come Eastwood, che un qualsivoglia guizzo che lo sollevi il film da una medietà sicuramente apprezzabile ma sostanzialmente anonima. Più che nelle psicologie dei suoi protagonsiti o nelle situazioni che devono affrontare, il vero tratto di personalità di Appaloosa risede nell'impressione di essere un film fieramente – e tradizionalmente – maschilista, e persino misogino (soli tre personaggi femminili nel film, una cameriera che si vede pochissimo, una prostituta di mestiere ed una “di fatto” nel suo concedersi al primo che passa, ).

Ma soprattutto il film di Ed Harris offre lo spunto per riflettere sul senso che oggi può avere la definizione di “cinema classico”e la sua declinazione pratica.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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