Another Me - recensione del thriller soprannaturale di Isabel Coixet

16 novembre 2013
1.5 di 5

Una ragazza alle prese con una minaccia dal suo passato

Another Me - recensione del thriller soprannaturale di Isabel Coixet

Nel panorama del cinema degli ultimi anni Isabel Coixet ha un ruolo particolare: catalana dal respiro cosmopolita, ha diretto un film, Le cose che non ti ho mai detto, diventato un piccolo successo nell’ambito del cinema indipendente americano, caratterizzandosi poi come una regista senza frontiere: dalla piattaforma petrolifera di La vita segreta delle parole al Giappone di Maps of the Sounds of Tokyo.

Ha presentato i suoi film a Cannes, Berlino e Venezia. Ma in un’ideale borsino di chi sale e chi scende nel cinema contemporaneo la Coixet è in caduta libera. Diciamolo, probabilmente si stanno scoprendo, film dopo film, i tanti difetti del suo cinema, la sua estetizzazione esasperata dei cinque sensi, spesso gettati in faccia allo spettatore, goffamente camuffati da poeticità. Una Inarritu al femminile, la regista catalana ha quantomeno la voglia di mettersi in gioco e cambiare genere con frequenza.

In Another Me va in Galles per ambientare una sorta di thriller soprannaturale. Fay (la Sophie Turner de Il Trono di Spade) è una bella ragazza di provincia, che viene da un’infanzia felice vissuta in un contesto famigliare pieno di amore, con i genitori, Rhys Ifans e Claire Forlani, follemente innamorati e felici. Le cose cambiano quando il padre si ammala di sclerosi multipla, la madre inizia una relazione e lei viene scelta per interpretare Lady Macbeth in una rappresentazione del corso teatrale della sua scuola. Un bel giorno inizia a percepire strani rumori, ha la sensazione di essere seguita: inizialmente viene scambiata per la tensione per la preparazione dello spettacolo, ma poi scopre che non era sola nella pancia della madre...

Il ridicolo è un’arte e non fa parte del bagaglio della Coixet. Posticcio e goffo, il suo Another Me non ha capo né coda, incorre in tutti gli errori prevedibili di un film di questo genere, per di più sembra incapace di tagliare il cordone ombelicale che lega la sua autrice al cinema d'autore. Poi il tema del doppio è talmente inflazionato, è stato trattato da così tanti autori da decenni a questa parte, che sarebbe bene lasciarlo stare, così come citare qua e là Polanski o Il lago dei cigni.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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