Anna: la recensione del dramma sardo diretto da Marco Amenta

14 giugno 2024
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La storia della lotta per la tutela dell'eredità sarda contro la febbre speculativa è al centro di Anna di Marco Amenta. La recensione di Mauro Donzelli.

Anna: la recensione del dramma sardo diretto da Marco Amenta

Si aggira ostinata e sincera come il suo appezzamento di terra, rocce e sabbia su un altopiano, fra l’entroterra a perdita d’occhio e il mare a pochi metri in basso. Non poteva che intitolarsi come la sua protagonista, Anna, il film in cui Marco Amenta lascia la sua Sicilia per omaggiare la Sardegna, con una storia di amore assoluto, fra la rivendicazione antropologica e la resistenza all’ennesima brama di progresso, sotto forma di una piccola e irritante speculazione edilizia sotto il ricatto di posti di lavoro per tutti. Le piccole comunità alle prese con una storia non facile sono spesso al centro del racconto del regista siciliano, che questa volta affida la sua sfida totalmente alla sua protagonista, interpretata con grande immedesimazione e libera da ogni convenzione da Rose Aste. Radicata nella sua piccola realtà, ha vissuto per alcuni anni a Milano, insieme al marito, da cui si è separata ribellandosi alle botte e all’oppressione che ne castrava quella libertà rivendicata tornandoci, nel suo paesino in Sardegna.

Torna marchiata da una lettera scarlatta, però, quella di una donna che si è permessa di svincolarsi dal dominio patriarcale. Eppure ha ripreso la piccola azienda del padre, si impegna ogni giorno nella pastorizia, per produrre un formaggio e della ricotta che rivende poi in paese. È selvaggia come il suo piccolo terreno rivendicato improvvisamente da un nuovo resort, i cui lavori cominciano dall’oggi al domani finendo per assediarla a casa sua. Mostri meccanici che costringono Anna alla lotta, alla rivoluzione che sa di restaurazione di un sistema basato su antiche leggi e soprattutto sul rispetto della parola data. Al di là dello sfondo unico di una Sardegna dalle incontaminate contraddizioni, Anna è una classica vicenda di ribellione all’arroganza del più forte, ispirata a una vicenda reale. È con i soldi che la grande società vuole convincere la giovane a ricostruirsi una vita altrove, lasciando spazio a un hotel e a una piscina, a una vista mare e a “centinaia di posti di lavoro” che fanno tanta gola agli stessi suoi compaesani. Come dargli torto?

Quella di Anna è una battaglia un po’ luddista e molto anarchica, che nel ribellarsi alla violenza di una presunta modernità cerca disperatamente di superare quella subita dentro casa da chi doveva amarla e proteggerla. È una storia di violenza domestica e di comunità, di cocciutaggine contro tutto e tutti, anche l’unico alleato, l’avvocato che cerca di aiutarla, nei confronti della quale non si può che provare rispetto, prima che ammirazione. Un piccolo esempio di un territorio lasciato senza regole a disposizione di chi negli anni ha voluto devastarlo, mancando di tutelare la principale bellezza, il vero bene culturale del nostro paese, il suo paesaggio. In questo senso la battaglia così apparentemente limitata di Anna diventa simbolo - al femminile - di una cruciale opera di tutela nazionale, geografica e sociale, personale e sessuale.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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