An Education - la recensione del film scritto da Nick Hornby

03 febbraio 2010
3 di 5

Da una storia realmente accaduta, diventata un pezzo giornalistico, Nick Hornby si cimenta per la prima volta con la scrittura cinematografica firmando lo script di Ad Education, presentato lo scorso anno a Berlino e fresco di tre nomination all'Oscar. L’inglese conferma il suo stile e le sue capacità: peccato che alla regia abbiano pe...

An Education - la recensione del film scritto da Nick Hornby

An Education - la recensione

La perdita dell’innocenza, il superamento delle paure del passato ed il salto nel buio ma gioioso: di una ragazza e di una nazione tutta. È questo che racconta An Education, film in grado di focalizzarsi sulla sua giovane protagonista ma anche di dare alla sua vicenda una valenza collettiva. Perché l’incontro con il futuro (sempre inevitabile, per quanto si tenti di nascondersi dietro abitudini e convenzioni) è sempre elettrizzante ma al tempo stesso rischioso, corruttore, educativo anche nei suoi risvolti più sgradevoli.  Per questo, l’amore tra la 17enne Jenny e il 30enne David non risulta sullo schermo così scandaloso come potrebbe sembrare sulla carta. Certo, la tematica è delicata, ma lo sguardo è sufficientemente privo di malizie e giudizi preconcetti da poterla raccontare senza particolari prurigini.

Il merito è sicuramente in gran parte della sceneggiatura di Nick Horby, che per la prima volta si cimenta con la scrittura cinematografica ma che mantiene il suo timbro distintivo: grazie al suo script An Education racconta di questioni delicate ed importanti, ma il tono rifugge le drammaticità retoriche e programmatiche per tenersi sempre lieve ed agile, riuscendo al tempo stesso ad evidenziare l’umanità dei protagonisti (anche nelle eventuali ambiguità). Merito va anche riconosciuto alla giovane protagonista Carey Mullingan, che si carica il film sulle spalle e diventa l’epicentro interpretativo della vicenda, ben supportata da alcuni (il padre affidato al sempre solido Alfred Molina, o la biondina stupida interpretata da una simpatica Rosamund Pike), meno da altri (il David di Peter Sarsgaard, qui meno convincente di altre volte).

Peccato quindi per la regia ingessata e un po’ frigidina di Lone Scherfig, che specie nella seconda parte della storia, quando le cose iniziano a farsi “serie” e si esce dalla commedia pura e semplice, limita di molto (quando non ostacola) l’adesione emozionale alla vicenda. In mano alla danese, An Education risulta molto meno di quello che avrebbe potuto essere date le premesse appena fatte, e riesce anche a sollevare qualche dubbio sul senso morale e politico dell’operazione tutta.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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