La recensione di Amore 14, il nuovo film di Federico Moccia

28 ottobre 2009

Prodotto fortemente targhettizzato, pienamente accessibile soltanto per un pubblico più giovane, il film di Moccia rimane comunque un film realizzato con un’evidente attenzione sia alla confezione che ai gusti del pubblico a cui deve fare riferimento.

La recensione di Amore 14, il nuovo film di Federico Moccia

Amore 14 - la recensione

Di fronte ad un prodotto come Amore 14 si resta sinceramente spiazzati, in quanto rimane abbastanza complicato riuscire a definirlo con precisione. E questo nonostante il fatto che invece il lungometraggio sia evidentemente ideato e realizzato con una lucidità addirittura ammirevole, a prescindere dal fatto che poi si possa essere d’accordo o meno con i messaggi che intende propagare.

Federico Moccia dimostra con questa nuova pellicola di avere perfettamente presente il target di riferimento che ha già conquistato con il romanzo omonimo; Amore 14 è indirizzato ad un pubblico più giovane rispetto a quello che aveva decretato il successo editoriale e cinematografico dei suoi precedenti lavori, da Tre metri sopra il cielo a Scusa ma ti chiamo amore. La protagonista Carolina ha tredici anni e vede la vita come una grande cartolina illustrata in cui tutto è accessorio, colorato, alla moda. Accanto ha le sue migliori amiche, che condividono con lei questa dimensione ovattata al limite del surreale.

Moccia vuole presentare/rappresentare questo universo candido, solare, vagamente posticcio, e fin dall’inizio dimostra di sapere perfettamente come farlo; la trasposizione cinematografica di Amore 14 dal punto di vista squisitamente estetico è difficilmente attaccabile poiché presenta una confezione di prim’ordine: dalla fotografia di Marcello Montarsi al montaggio di Patrizio Marone, dai costumi di Grazia Materia al notevole lavoro sulla colonna sonora, zeppa di successi canori del momento. Moccia organizza tutto il materiale a sua disposizione costruendo una pellicola semplice ma spigliata, fresca, capace appunto di andare incontro alle esigenze degli spettatori più giovani. Alcune soluzioni di regia poi si rivelano abbastanza interessanti ed azzeccate, soprattutto quando la pellicola deve tentare di cambiare tono e passare al romantico.

Il risultato complessivo è un lungometraggio fortemente targhettizzato, non c’è dubbio e non poteva essere altrimenti, ma allo stesso tempo pienamente funzionale per ottenere il successo al botteghino: in un contesto semi-industriale come quello italiano in cui il cosiddetto “cinema di genere” non riesce più a trovare una sua dimensione specifica e viene in molti casi vituperato, Amore 14 appare un’operazione commerciale molto ben calibrata, quindi meritevole di attenzione.

Quello che forse si può obiettare a questa seconda regia di Moccia è la monodimensionalità con cui rappresenta il mondo dei giovani, eccessivamente leccato e per nulla disposto a problematizzare un microcosmo sociale complesso come quello dell’età dalle protagoniste. Sicuramente non è questo il prodotto destinato a raccontare in maniera realistica questo universo, ma di certo una maggiore attenzione ad alcune problematiche non avrebbe guastato.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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