Amici miei - come tutto ebbe inizio, la recensione

15 marzo 2011
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Il popolo non è grullo. Secondo me è d'accordo anche Neri Parenti che ha realizzato Amici miei - come tutto ebbe inizio. Allora perché ha voluto fare una cosa diversa, con attori diversi ma che mantenesse lo spirito (il titolo) del film di Monicelli del 1975?

Amici miei - come tutto ebbe inizio, la recensione

Amici miei - come tutto ebbe inizio, la recensione del film di Neri Parenti


Il popolo non è grullo (anche se nel palazzo dei Priori ad inizio film si afferma il contrario). Secondo me è d'accordo anche Neri Parenti che ha realizzato Amici miei - come tutto ebbe inizio. Allora perché ha voluto fare una cosa diversa (tornando nel passato), con attori diversi (i vecchi non ci sono più) ma che mantenesse lo spirito (il titolo) del film di Monicelli del 1975?
In quanto fan della seconda ora (forse anche della terza) di Amici miei l'originale, ho trovato quantomeno azzardato il tentativo di Parenti, un po' esagerati i 50.000 oppositori del gruppo facebook "Giù le mani da..", comprensibile chi per affetto o per culto non voleva sentir paragoni col "genio" di Monicelli.

Come tutto ebbe inizio è un film del quale si devono palesare le intenzioni, anche se questo non sposta necessariamente l'ago della bilancia su un giudizio positivo o negativo. Il problema è che con i film di Neri Parenti non siamo abituati alle intenzioni (siamo invece molto più avvezzi a sparare a zero). I 5 amici (Placido, Panariello, De Sica, Hendel, Ghini) nella Firenze del 1400 ci finiscono perché l'idea di un prequel era venuta agli stessi sceneggiatori (De Bernardi, Benvenuti e Pinelli) di Amici miei. Neri Parenti, a cui l'idea piaceva già allora, ha tenuto fede (a se stesso soprattutto) all'impegno, omaggiando loro e la sua città (non Monicelli che non avrebbe amato una dedica senza previa richiesta). Adesso lo sapete.

C'è un cambio di epoca, uno strano (per Parenti) e apprezzabile cambio di registro (comico), un'elaborazione maggiore; si è cercato di non "inquinare" il soggetto originario (pensato in un contesto diverso) ma gli sceneggiatori sono del nostro contesto. Nelle pesanti e adorne vesti rinascimentali, la nuova brigata cerca di combattere "la calamità della noia" facendo scherzi, partendo senza meta alla ricerca di sfortunate vittime di cui prendersi gioco: le suore timorate, il corteo papale, il legnaiolo un po' tordo (Massimo Ceccherini). Nessuno degli interpreti è sopra le righe, la parlata, anche di chi non è toscano, è credibile, l'impegno (l'onore) di stare al centro di una Firenze/Cinecittà così ben affrescata è sentito.
Amici miei - come tutto ebbe inizio si compone di battute (di ingenuità quattrocentesca) e qualche punta di nero (non dovuto solo alla peste). Il lessico sempre colorito e le situazioni (qualcuna di rimando al film di Monicelli) tuttavia non possono, e forse non vogliono, ricercare l'ironia e lo spensierato/disperato cinismo del quartetto di un tempo, anche quando la vittima della beffa diventa uno di loro.

Neri Parenti ha esaudito un suo desiderio, gli attori anche; tutti (probabilmente) hanno proseguito le "zingarate" fuori dal set, Lorenzo il Magnifico ha trovato il suo verso più significativo "chi vuol esser lieto sia, del doman non v'è certezza". Il punto è che lo si può considerare un altro film, con altre intenzioni, ma spiegare la "supercazzola" (anche se nella Firenze del 1400) equivale a perdere il significato della "supercazzola". Chi non la conosce capirà come se fosse antani vedendo Ugo Tognazzi fuori dal bar del Necchi che discute amabilmente col vigile.




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