Alla mia piccola Sama: recensione del documentario sulla guerra in Siria

08 febbraio 2020
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Direttamente dall'assedio di Aleppo la giovane videomaker e giornalista Waad Al-Khateab spiega alla figlia appena nata il perché rimanere.

Alla mia piccola Sama: recensione del documentario sulla guerra in Siria

Le macerie iniziano a lasciar spazio a qualche prima timida forma di ricostruzione, mentre le morti quotidiane in Siria sono sempre meno. Non che la guerra civile sia del tutto teminata, ma almeno pochi anni di distanza dalla sua eplosione, subito dopo le prime rivolte per la libertà, echi siriani della primavera araba, aiutano a fare più chiarezza. Sono molti i documentari che, grazie alla distanza e alla mediazione di un linguaggio che può essere esemplare come il cinema, cercano in questi mesi di raccontare una guerra combattuta da troppi schieramenti diversi, con le barbare operazioni omicide del regime di Assad contro i suoi stessi abitanti, le complicità di alcuni governi stranieri, come la Russia, e l’apatia di molti paesi occidentali, come la nostra Europa, che niente hanno fatto per soccorrere chi lottava semplicemente per la propria libertà, e quella dei propri figli.

Persone come Waad Al-Khateab, protagonista della storia di questo film, Alla mia piccola Sama, uno dei documentari più premiati dell'amnno. Una reporter che ha raccontato durante il terribile assedio della sua Aleppo, una delle città più antiche del mondo, abitata ininterrottamente fin dall’antichità, tradizione luogo di convivenza di religioni diverse, tanto che con 300 mila cristiani (prima della guerra) era la terza più grande città cristiana del mondo arabo. I suoi video erano visti da milioni di persone durante l’assedio, mentre l’opera del marito, sposato proprio durante quelle terribili settimane, è l’opera complementare di chi, come medico, decise di restare e fece di tutto per salvare più persone possibili, operando spesso in condizioni drammatiche, addirittura organizzando un’ospedale in un palazzo in segreto, per evitare che l’aviazione russa, alleata del regime, lo bombardasse come il precedente. Una testimone che ha certo di scuotere il mondo occidentale dal suo torpore e un salvatore che si è sporcato le mani ogni giorno, fra le macerie. Due lati eroici e complementari che ben rappresentano molti giovani siriani, mentre il documentario nasce proprio dalla volontà di Waad di raccontare alla figlia, nata nel frattempo, il perché decisero di restare, invece di fuggire subito e portare in salvo anche la piccola Sama, oltre a loro.

Una voce fuori campo che si affaccia ogni tanto, quella della protagonista, ma anche regista, e operatrice, che passa da momenti di speranza alla gioia di una nuova vita portata in questo mondo, subito seguita dal drammatico dubbio che sarebbe stata accolta solo da lacrime e morte. “Non pensavamo che il mondo avrebbe permesso tutto questo”, si lascia scappare una volta, “ma io continuo a filmare”. Oppure la frase più terribile di tutte; “lo so che anche se sei così piccola capisci cosa sta succedendo, non piangi mai, e spero che un giorno potrai capire perché abbiamo fatto questa scelta”. 

Le immagini sono spesso strazianti; difficile non distogliere lo sguardo nei confronti di bambini mutilati, genitori in preda alla disperazione per la moglie di un figlio, o una madre di 9 mesi in fin di vita a cui si pratica un cesareo cercando di riportare alla vita un neonato che sembra esanime. Sconvolge lo stravolgimento totale delle priorità rispetto alla vita quotidiana in un contesto normale, il sottile e casuale confine, sempre messo in discussione, fra vita e morte, ma anche fra volontà di lottare per rimanere in quella vita, mentre la morte sarebbe così a portata di mano. “Ad Aleppo non c’è tempo per essere in lutto”. Eppure ci sono anche momenti che riempiono il cuore, attimi che abbiamo timore a difinire di gioia, ma commuovono: come una serata trascorsa insieme ai pochi amici rimasti, a ridere come se intorno non ci fossero macerie e la musica non avesse difficoltà a superare il rumore dei bombardamenti, o una bambina di pochi anni che si arrampica sulla madre disperata e le asciuga le lacrime con le sue manine sporche di polvere. 

Alla mia piccola Sama è la visione più intima e immediata della piccola banalità quotidiana diventata eccezionale, giorno dopo giorno, nella città più devastata dalla guerra civile siriana. Uno sguardo struggente sull’intimità di una coppia che cerca di lottare per conquistarsi un futuro e darlo alla sua piccola famiglia che sta nascendo e che spera, nonostante tutto.

Alla mia piccola Sama
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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