Alice e il sindaco: la recensione del film con Fabrice Luchini e Anais Demoustier

06 febbraio 2020
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La storia dell'amicizia fra un politico e una giovane intellettuale, due personaggi molto lontani che imparano a conoscersi.

Alice e il sindaco: la recensione del film con Fabrice Luchini e Anais Demoustier

Alice è appena tornata da un percorso di studio e insegnamento a Oxford nella sua Lione, dove da molti anni un decano della politica socialista è sindaco della città. Due mondi agli antipodi, i loro, che Nicolas Pariser mette in comunicazione, ottenendo una deflagrazione più interiore che esibita, oltre a una inattesa storia di amicizia fra generazioni diverse. È proprio questa la forza propulsiva di un film dalla cadenza gentile e riflessiva come Alice e il sindaco, quella di eliminare l’indignazione nell’approccio di una giovane alla politica e di raccontare un esperto politico, possibile prossimo candidato presidenziale, che cerca l’aiuto di una filosofa, di una giovane intellettuale che viene dall’Accademia. Due mondi da anni incapaci di dialogare qui si osservano e dibattono; mettono in scena, in estrema sintesi, quello che dovrebbe essere lo spettacolo più nobile della politica.

Alice entra nel municipio dalle stanze più remote, in basso anche fisicamente, con il compito fumoso di “lavorare alle idee”. Non le mancano, va detto. È giovane e preparata e di contenuti ne ha metabolizzati in quantità, le sembra però di non far altro che studiare da sempre e non ha la più pallida idea di cosa voler fare “da grande”. Alla domanda del sindaco nel loro primo incontro su cosa l’appassioni, su cosa farà “dopo, non vorrà mica compilare note per tutta la vita?”, risponde con un laconico “Niente” e “no”. Di fronte si trova un uomo che ha una passione certa, la politica, che non ha paura di definire vocazione, missione spirituale nella République francese che conserva la sua religiosità laica. Un progressista ostinato, che crede “nella crescita infinita e nella virtù delle lotte sociali. La politica è come la musica o la pittura: tutta la vita, sempre o niente”.
Il problema per lui sono i contenuti, visto che dopo anni di prolificità è rimasto senza idee, ha bisogno di qualcuno pensi per lui.

È un film di sguardi, quello di Pariser, soprattutto quelli di Alice, un’ottima Anais Demoustier, che all’inizio osserva le sontuose stanze in cui è stata catapultata con uno sguardo alieno, ma non distaccato o scettico, e per il sindaco (un eccellente Fabrice Luchini, molto misurato) riserva delle occhiate prima indagatrici e neutre, come il suo approccio apatico alla vita, e poi sempre più comprensive man mano che si rende conto come la quotidianità di un politico come lui sia complicata e le frasi brutali con cui amici e soprattutto i giovani liquidano “quello schifo”, siano in realtà semplicistiche.

Due personaggi estremi che vengono seguiti nelle loro giornate, durante rumorose e frenetiche ore lavorative, con mille incontri e commissioni dalla dubbia utilità per mantenere negli elettori una percentuale di sogno, di speranza propositiva nel futuro. Ore di riunioni e pochi minuti ricavati a forza in un’agenda, quella di Luchini, dai ritmi improbabili. Proprio i momenti di passaggio fra le parole scambiate fra di loro, dietro le quinte della macchina comunale, e l’irruzione improvvisa sul palco della politica attiva, fra i cittadini, con la faccia d’ordinanza e le mani da stringere, sono fra i più interessanti del film. Momenti di sospensione in cui due persone così diverse creano e consolidano un’amicizia inusuale. Ci sono poi i lunghi silenzi delle poche ore di vita privata, spesso notturne, senza troppa socialità, in cui per il sindaco il sollievo massimo è abbandonare la “divisa ufficiale” per delle comode birkenstock, con la possibilità di scambiarsi parole in maggiore libertà, al telefono o tornando a casa a piedi alla fine di un ricevimento.

Alice e il sindaco è un film che sostiene la compatibilità fra intellettuali e potere politico, fra profondità di analisi e di progettualità e ordinaria amministrazione: fra un politico e una giovane filosofa. Di questi tempi è rivoluzionario nel suo rispetto per la politica come arte del confronto e della mediazione, rigorosamente off line e lontano dal brusio isterico dei confronti quotidiani sui social network, a base di reciproche ostilità e relazioni generate dagli algoritmi della Silicon Valley. Un film malinconico e crepuscolare, ma anche ottimista, sulla capacità dell’uomo di sfruttare le sue potenzialità per il bene comune. L’importante è non cedere alla tentazione dell’ora e subito, liquidando uno sguardo più ampio con un “non c’è tempo per pensare”.

Alice e il sindaco
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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