Agente Speciale 117 al servizio della Repubblica - Allerta rossa in Africa nera, la recensione: come 007, ma con le risate

26 ottobre 2021
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Mentre il Bond di Craig si è strutto e distrutto per stare al passo coi tempi, Hubert Bonisseur de La Bath si crogiola beffardo nella sua ottusa e anacronistica idea di sé, e ottiene gli stessi risultati col sorriso. Terzo film della serie con Jean Dujardin protagonostista, tra satira acida e buffa parodia. La recensione di Federico Gironi.

Agente Speciale 117 al servizio della Repubblica - Allerta rossa in Africa nera, la recensione: come 007, ma con le risate

Mentre Bond, James Bond, il Bond di Daniel Craig, si strugge e si distrugge per cercare di stare al passo coi tempi e con la storia, OSS 117, nome in codice di Hubert Bonisseur de La Bath, si crogiola beffardo nella sua ottusa e anacronistica idea di sé stesso, del maschio, della Francia. E come risultato non ha quello di stare al passo coi tempi: lui i tempi, quelli di ieri e di oggi, li incarna e li mette alla berlina allo stesso tempo.
Creato dallo scrittore Jean Bruce nel 1949, e quindi prima di James Bond, di cui in un certo senso è stato un prototipo, dopo alcuni film realizzati negli anni Sessanta OSS 117 è tornato al cinema per la prima volta nel 2006 (guarda caso, lo stesso anno di Casinò Royale) con Michel Hazanavicius alla regia e Jean Dujardin nel ruolo del protagonista. E dopo una missione al Cairo ambientata nel 1955 e una a Rio nel 1967, Hubert Bonisseur de La Bath torna in azione nel 1981, spedito in Africa per proteggere un dittatore locale (ovviamente supportato dalla Francia) dai rivoltosi (ovviamente comunisti) che vorrebbero destituirlo.

Cambia la regia, che passa dalle mani di Hazanavicius a quelle di Nicolas Bedos, ma come e più dei due capitoli precedenti, Agente speciale 117 al servizio della Repubblica - Allarme rosso in Africa nera si muove tra satira e parodia per smontare pezzo per pezzo, risata per risata, tutto ciò che di anacronistico OSS 117 rappresenta, e che viene messo in scena con umorismo caustico e tutt'altro che innocuo: il suo sessismo, il suo razzismo, il machismo forzato, l'omofobia che nasconde latenze omoerotiche, il conservatorismo miope e l'approccio colonialista.
Ed è ovvio che non solo OSS 117 è, in tutto questo, e nei drink consumati in quantità, e nelle sigarette fumate ovunque, e nelle canzoni che accompagnano i titoli di testa, parodia di Bond (con Dujardin che rifà parodisticamente mossette ed espressioni di Connery), ma satira piuttosto cattiva sulla Francia e sull'Occidente. Anche perché, pur parlando di 1981, e di Giscard d'Estaing e dei diamanti di Bokassa, il film di Bedos parla ovviamente, anche, di oggi.

Sorta di Clouseau dello spionaggio, OSS 117 è stupido ma vincente: perché non tutto quel che è armamentario del passato è da gettare via in nome del nuovo, e perché, complice il fascino delle belle donne, persino il vacuo narcisismo di Hubert Bonisseur de La Bath è attraversato da sprazzi di consapevolezza sulla realtà, sulle necessità di cambiamento, sulla complessità di un mondo che non è più - non era più, già nel 1981 - quello fatto di facili e rassicuranti schematismi.
Ecco che allora tutto ciò che lo 007 dell'era Craig ha fatto, anche e prima di tutto a sé stesso, nel tentativo di adeguarsi in maniera fin troppo cieca e manichea a certi obblighi del presente, soffrendo e facendo soffrire, OSS 177 lo fa offrendo leggerezza, risate, azione, belle donne e perfino una Renault Gordini: prendere atto che i tempi sono cambiati.
Poi certo, Hubert alla fine risulta sempre vincitore, ma Mitterand è alle porte, e dietro il suo risultato, oltre alla necessità di lasciare aperta la porta a nuovi capitoli delle sue avventure, c'è la voglia di essere caustici, magari perfino un po' scomodi, fino in fondo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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