After Earth - Dopo la fine del mondo Recensione

Titolo originale: After Earth

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After Earth - Dopo la fine del mondo: la recensione del film con Will Smith

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After Earth - Dopo la fine del mondo: la recensione del film con Will Smith

Il generale Cypher, dell'esercito di Nova Prime, sopravvive con suo figlio Kitai allo schianto di un'aeronave su un pianeta ostile, la Terra. Abbandonato secoli prima, dopo la ribellione della natura allo sfruttamento dell'uomo, l'ex-casa del genere umano trabocca di natura selvaggia ed è piagata da glaciazioni notturne. Cypher si è rotto una gamba, lasciando quindi sulle debole spalli di Kitai, aspirante cadetto militare mai all'altezza delle aspettative paterne, il compito di recuperare il segnalatore d'emergenza, caduto cento chilometri più in là...

After Earth è a tutti gli effetti un film di Will Smith: pur diretto da M. Night Shyamalan e da quest'ultimo sceneggiato con Gary Whitta (autore di una prima stesura), l'avventura fantascientifica si basa infatti su un soggetto dell'attore, che l'ha prodotta insieme a sua moglie Jada Pinkett e l'ha interpretata con suo figlio Jaden.

In America il film è stato considerato una delle più accorate dichiarazioni d'amore a Scientology, movimento del quale Will Smith è sostenitore economico e verbale, anche se a quanto pare mai membro. Nella storia di After Earth alieni nemici del genere umano organizzano attacchi con le Urse, bestie immonde cieche che fiutano la paura per orientarsi e uccidere. Non avere paura è l'unico modo per rendersi ad esse invisibili: "Il pericolo è reale, la paura è una scelta" è lo slogan di lancio di After Earth, nonché il più grande consiglio che il severo Cypher impone a Kitai.
Bisogna ammettere che la sceneggiatura, forse in seguito al filtro di Shyamalan (che col dubbio ama convivere, vedasi The Village), smussa però la deriva superomistica suggerendo un umano limite: pretendere che si domini la paura quando è in gioco la sorte di un consaguineo, figlio o sorella che sia, è molto più difficile. La realizzazione di questo limite è l'arco narrativo più compiuto del film, suggellato da una riuscita battuta in chiusura.

After Earth, come il precedente L'ultimo dominatore dell'aria, ci mostra uno Shyamalan che prova a confezionare un intrattenimento rivolto a un pubblico adolescenziale, ormai lontano da chi apprezzò la stratificazione dei suoi lavori storici come Il sesto senso; si sentono semmai echi della messa in scena di Hunger Games, ma il risultato è altalenante.
Jaden Smith deve reggere il film quasi da solo (guidato da papà Will a distanza) ed è all'altezza della situazione più nella preparazione fisica che nelle capacità attoriali. Il tema ambientale ha inoltre difficoltà a emergere, sempre secondario e posticcio, soffocato dalla centralità del rapporto genitore-figlio. E' quest'ultimo tuttavia l'elemento forte di After Earth, il suo motore che trascende il cinema: l'esplorazione adesso consapevole di un legame a un tempo parentale e professionale, nato per caso in La ricerca della felicità.

Facile prevedere che i selezionatori dei Razzie Awards si accaniranno per i motivi citati sulla carcassa (c'è rimasto qualcosa?) del povero Shyamalan. Se non si detestano a priori il regista o gli Smith, After Earth si presenterà però per quello che è: un piccolo film di fantascienza con un tema di fondo molto chiaro, che ne garantisce la tenuta a dispetto delle falle.



After Earth - Dopo la fine del mondo
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